Guerre Stellari, il gioco da tavolo

Guerre Stellari, il gioco da tavolo

di Michela Barotto

Edito da Editrice Giochi nel 1977

Alcuni giochi dell’infanzia restano come ricordi nell’età adulta.
Ancora prima di diventare una appassionata consapevole di fantascienza i miei pomeriggi venivano impegnati da giochi come Guerre Stellari, il gioco in scatola. Ricordavo di aver visto in televisione almeno uno dei film ma ai tempi il gioco era per me solo un gioco, uno dei tanti, ma che mi divertiva molto.

Il gioco non è molto impegnativo, lo scopo è quello di attraversare tutto il tabellone partendo dalla “base malefica” per arrivare alla “base dei ribelli”. Possono giocare al massimo 4 giocatori, ognuno è dotato di due segnalini “Luke e Leila” e “Ian e Chewbecca”.

Per spostare i propri segnalini il giocatore fa girare la roulette e sceglie quale muovere. Durante il tragitto per raggiungere la Base dei ribelli il giocatore dovrà completare due missioni: entrare nella Sala dei Controlli per conquistare la carta “Stella della Morte” ed entrare nella sala del Raggio Cosmico per disattivarlo e aggiudicarsi la carta corrispondente.
Nello spostarsi da una casella all’altra è possibile che un segnalino si fermi su una delle caselle blu, questo da la possibilità di acquisire una delle carte della Forza, che può avere conseguenze positive o negative sui segnalini del giocatore.
Una volta conquistate le due missioni si potrà proseguire per entrare nella Base del Millennio. In questa parte del tabellone i segnalini muovendosi insieme devono entrare nell’iperspazio e affrontare dei duelli decisi da un giro di roulette. In caso di sconfitta si esce dall’iperspazio e si ritorna alla base del Millennio per ritentare il duello e procedere.

Come detto prima il gioco è piuttosto semplice ed è adatto anche a bambini non troppo grandi, è indicato infatti per giocatori dai 7 anni in su.
I più preparati su Guerre Stellari avranno notato come le traduzioni in italiano siano state fatte un po’ a caso, non rispettano la traduzione fatta per i film.
Ci troviamo quindi con “Base malefica” al posto di Morte Nera e base del Millennio al posto di Millenium Falcon.

Probabilmente non sapremo mai perchè un gioco pubblicato nello stesso anno di uscita del film non abbia adottato la stessa terminologia, o per quale motivo personaggi come Obi-Wan Kenobi o i drodi C1-P8 e D3BO (ma anche altri personaggi del film) non vengano assolutamente citati nel gioco e nelle regole ma appaiono come elementi grafici nelle carte della Forza.

L’impressione è che la casa editrice abbia lavorato un po’ di fretta, non curando granchè la struttura di gioco. Questo non ha impedito a molti bambini di divertirsi e di giocare a Guerre Stellari e chissà… diventare da grandi fan di Star Wars.

pubblicato su Fantazone n° 29 – ottobre 2014

Strider: intervista ad Andrea Grassi

Strider: intervista ad Andrea Grassi

di Michela Barotto

D – Ciao Andrea, per rompere il ghiaccio raccontaci qualcosa di te.
R – Mi chiamo Andrea Grassi, sono dell’81 e lavoro nel marketing di un’azienda nel settore dei beni di consumo.
Come molti della mia generazione che si sono poi ritrovati con un’insana passione per il fantasy e la fantascienza ho cominciato a friggermi il cervello fin da piccolo con i cartoni animati giapponesi dei canali secondari e da lì sono passato ai fumetti, ai libri, ai giochi da tavolo ed ai videogiochi. Scrivevo e disegnavo raccontini fin dalle medie, ma non avevo mai pensato prima del 2008 d’impegnarmi in una storia di ampio respiro. L’occasione mi è stata data da una permanenza di un anno in Danimarca; non soddisfatto del lavoro che facevo mi ero trasferito per un buon contratto a termine… e lì è nato Strider, un romanzo per ragazzi ambientato in un mondo selvaggio e diverso dal nostro.

D – Come nasce l’idea dei tuoi romanzi?
R – Tutto è nato quasi per gioco, da vari appunti e disegni. Ad un tratto ho cominciato a collegare troppi elementi ed a rimuginare eccessivamente sulle cose ed allora… beh, ho deciso di provarci. Volevo una storia fantasy che non attingesse da un immaginario classico ma soprattutto la volevo piena zeppa di mostri ed eroi.
Capisco benissimo che la premessa sia, citando Leo Ortolani, “ignurante come una capra di Biella” ma non m’interessava trasmettere chissà quali messaggi formativi, solo trasportare il lettore in un mondo estraneo ma credibile, divertirlo e magari commuoverlo.
Non fraintendermi, non intendo dire che Strider sia raffazzonato o banale: dietro ogni singolo elemento che compone “La Grande Foresta” e “I marchiati di Minharan” ci sono circa venti quaderni di schizzi, appunti, mappe, studi e storyboard.

D – Puoi raccontarci la storia, senza svelare troppo dei romanzi?
R – Strider parla di tre ragazzini costretti ad intraprendere un viaggio che li cambierà radicalmente; è un racconto di eroi, creature mostruose, cospirazioni ed amicizia. Credo che il migliore riassunto che ne abbia fatto finora senza svelare troppo siano i retri di copertina:

Strider: La Grande Foresta
Un tempo vi fu una guerra terribile, un conflitto tra gli uomini… e qualcos’altro. La storia stessa è un susseguirsi d’invasioni e soprusi, ma nessuno era preparato ad affrontare ciò che uscì dalla nebbia che un giorno avvolse il Nord. Da quel momento qualcosa cambiò per sempre, nel mondo e nelle persone. Ma per due ragazzini di quello che potrebbe essere l’ultimo villaggio esistente, la Nebbia Nera ed i guerrieri conosciuti come Strider sono solo vecchie storie… fino a quando un orfano senza alcuna memoria del proprio passato sconvolge le loro vite, perché la Progenie non è solo un ricordo e la guerra… forse non è mai davvero finita.


Strider: i Marchiati di Minharan: La Progenie della Nebbia Nera è tornata. Minharan dev’essere avvertita subito perché nessuno è pronto ad affrontare una nuova guerra e, se non si riuscirà a svelare velocemente il segreto dietro la ricomparsa degli Scorpioni, sarà la fine del mondo. Ma com’è possibile che dal Nord non sia giunto alcun allarme? E dove sono finiti i comandanti dei cinque Clan del Vento? Preda di un destino che striscia verso di loro su artigli chitinosi, Nora e Ian dovranno affrontare nuovi misteri, nuovi pericoli… e prendere una decisione che li cambierà per sempre.

D – Ci sono autori italiani o stranieri da cui trai ispirazione?
R – In realtà non sono un gran lettore di fantasy “puro”: i miei generi preferiti sono la fantascienza e soprattutto l’horror. Tra gli autori moderni adoro il modo di scrivere del Re di nome e di fatto di quest’ultimo genere e mi piacciono moltissimo Douglas Adams, Terry Pratchett, Dan Simmons, George Martin… direi che sono abbastanza banale nei gusti (a chi non piacciono questi giganti?), ma credo che questi signori innanzitutto mi abbiano lasciato molto. Tra gli scrittori italiani, direi invece Ammaniti con i suoi personaggi stralunati, imprevedibili, vivi.

D – Nel definire i tuoi personaggi ti sei ispirato a tue esperienze personali o a persone che hai conosciuto?
R – Domanda da un milione di Euro (posso pagare con l’anima?). La verità è che non so risponderti. Io credo che i miei personaggi siano solo frutto della mia testa, ma penso anche che tutto quello che uno vede, ama ed odia nella propria vita finisca in quello che crea.

D – Quali difficoltà, se ne hai avute, hai incontrato nella scrittura dei tuoi romanzi?
R – Quello che volevo maggiormente era che il mio mondo fosse bizzarro ma che i personaggi che vi si muovevano dentro facessero le proprie scelte seguendo una logica coerente con il loro modo di essere. Le difficoltà maggiori, al di là di tutto, sono sempre state legate al tempo materiale a disposizione: mettere insieme i pezzi di un puzzle di notte o in una pausa pranzo è complesso, sia per la stanchezza sia perché magari sono altri i momenti in cui hai la cosiddetta ispirazione. Chi non è uno scrittore di professione si trova a prendere sempre la propria piccola o grande illuminazione creativa e ad infilarla nel congelatore, per tirarla poi fuori dopo un mese sperando che il gusto sia rimasto intatto.

D – Tra tutti i personaggi che hai creato ce n’è uno preferito o che più ti assomiglia?
R – Beh, ho più simpatia per alcuni e meno per altri ma spero di averli trattati tutti equamente! Mi piace Daron perché è un bacchettone integro fino al midollo ma con forti dubbi, una sorta di Superman con una gran sfiga addosso, il Flautista e Tulipano perché a scrivere di loro mi sono divertito un sacco… tuttavia non posso dire che uno di essi in particolare mi assomigli. Credo ci sia un po’ di me, della parte migliore o peggiore, in tutti loro… salvo che io di base non ammazzo la gente!

D – Da dove nasce la passione per la scrittura?
R – Tendenzialmente insieme a quella per il disegno. Ho sempre scarabocchiato personaggi e scritto brevi racconti, per divertimento o come trame per i giochi di ruolo con i miei amici. Alle medie avevo l’abitudine di scrivere storie lunghe “un quaderno” (non so perché ma nella mia testa bacata quella era esattamente la lunghezza che dovevo raggiungere, a costo di tagliare o sbrodolare più del necessario…) nelle quali i protagonisti erano i miei compagni di classe, trasportati in contesti fantasy o di fantascienza. Erano davvero da ridere a ripensarci… ma ai miei amici piaceva scoprire il proprio ruolo (e spesso la fine gloriosa che avevo riservato loro)!

D – Ci sono progetti letterari nel tuo futuro?
R – “Progetti letterari” sono due paroloni che m’imbarazzano da morire, ma se vuoi sapere cosa ho intenzione di fare prossimamente ti posso dire che vorrei rimanere concentrato su Strider. Ho affidato i primi due libri ad un editor e mi sto organizzando per scrivere la terza parte.

– Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo, in bocca al lupo per il futuro.
– Grazie a voi per lo spazio dedicatomi, ed a chi ha letto questa chiacchierata!
…
Entrambi i romanzi sono disponibili in formato ebook e cartaceo su Amazon.it

pubblicato su Fantazone n° 27 – giugno 2014

Better than us

Better than us

Titolo originale:
Luchshe, chem lyudi

Paese: Russia
Anno: 2018 – in corso
Stagioni: 2
Episodi: 16
Produttore: Vitali Shlyappo, Eduard Iloyan, Aleksei Trotsyuk, Denis Jalinskiy, Mikhail Tkachenko, Eduard Gorbenko, Aleksander Kessel
Casa di produzione: BYW Group
Trasmissione ITA: Netflix

Interpreti e personaggi

Paulina Andreeva: Arisa
Kirill Käro: Georgy Safronov
Aleksandr Ustyugov: Viktor Toropov
Olga Lomonosova: Alla Safronova
Eldar Kalimulin: Egor Safronov
Vita Kornienko: Sonya Safronova
Aleksandr Kuznetsov: Bars (Barsenev)
Vera Panfilova: Zhanna Barseneva

 

Fedor Lavrov: Gleb
Sergey Sosnovsky: Alexey Stepanovich Losev
Pavel Vorozhtsov: Igor Mikhailovich Maslovsky
Irina Tarannik: Svetlana Toropova
Sergey Kolesnikov: Anatoly Vladimirovich Svetov
Kirill Polukhin: Pavel Borisovich Varlamov
Viktoriya Korlyakova: Irina Plescheeva
Mariya Lugovaya: Larisa ‘Lara’ Kuras

di Michela Barotto

Russia. In un futuro non molto distante dal nostro i robot dall’aspetto umano sono diventati parte della vita quotidiana degli essere umani. Molte famiglie ne possiedono uno a cui fanno svolgere mansioni di collaborazione domestica, altri robot vengono utilizzati per svolgere lavori più umili o pericolosi, altri ancora vengono creati e programmati per essere utilizzati a scopo sessuale. Tutti i robot sono accomunati dalle stesse caratteristiche: rispettano le 3 note leggi della robotica e non manifestano alcun sviluppo empatico o emozionale.
Il business della costruzione di androidi è molto redditizio e competitivo, l’azienda Cronos (tra le più note in Russia) entra in possesso di un nuovo tipo di androide la cui programmazione però non è del tutto nota. La mancanza di scrupoli del direttore Viktor Toropov porta l’azienda a decidere di presentare il prima possibile il nuovo e innovativo modello di androide per sbaragliare la concorrenza sul mercato, pur non conoscendone appieno tutti gli aspetti e senza nemmeno la certezza di riuscire a replicare altri soggetti per la vendita.
Alcuni eventi gravi riveleranno presto che l’androide (che prende il nome di Arisa) non è vincolata dalle leggi della robotica e sembra manifestare una comprensione dei sentimenti umani essendo stata progettata per essere membro di una famiglia e protettrice della famiglia stessa. Arisa fugge dalla sede della Cronos, incontra accidentalmente una bambina di nome Sonia e seguendo la propria programmazione registra la bambina come membro della sua famiglia. Da questo momento in poi la storia della famiglia di Sonia (composta dal padre Georgy Safronov, dalla madre Alla e dal fratello maggiore Yegor) si intreccia con gli intrighi aziendali della Cronos e con le azioni del gruppo terroristico chiamato “Liquidatori” che con le loro azioni vogliono eliminare gli androidi perchè, a loro dire, stanno sostituendo l’essere umano in tutti i livelli della società, sottraendo anche possibilità di lavoro. A complicare la situazione c’è anche la polizia che iniziando ad indagare sulle azioni del gruppo terroristico arriva a scoprire un omicidio avvenuto all’interno della Cronos, evento che sembra tutti vogliano mantenere segreto.

Anche grazie a Netflix possiamo oggi dare uno sguardo a produzioni televisive un po’ diverse dallo stile a cui siamo abituati. Better than us (in originale Luchshe, chem lyudi traducibile in “migliori degli umani”) è un prodotto di buon livello in cui è evidente l’investimento economico non proprio al risparmio fatto dalla produzione (russa al 100%). La narrazione non è particolarmente innovativa o avvincente, lo svolgimento della storia è abbastanza prevedibile e la recitazione un po’ piatta dei protagonisti non aiuta lo scorrimento degli episodi. Nonostante ciò incuriosisce sicuramente chi si nutre di serie televisive e vuole assaggiare un gusto nuovo. L’ambientazione non si discosta molto dalla nostra attualità, a parte gli androidi e qualche aspetto tecnologico un po’ moderno i russi vanno in giro con automobili che possiamo vedere oggi in circolazione. Nessun futuro avveniristico quindi ma solo uno sguardo ad un possibile futuro distante da noi 10-15 anni.
Al momento sono state prodotte e distribuite due stagioni composte da 8 episodi, c’è un po’ di confusione a riguardo perchè le stagioni sono due ma Netflix ha pubblicato i 16 episodi come 1° stagione. •

pubblicato su Fantazone n° 41 – novembre 2019