Il Risveglio dei Klingon in “Vox in Excelso”

Il Risveglio dei Klingon in “Vox in Excelso”

di Gabriele Manenti

Il quarto episodio della nuova serie trasforma il trauma di Jay-Den in una potente riflessione su identità e autodeterminazione.

L’episodio 4 di Star Trek: Starfleet Academy, intitolato “Vox in Excelso”, accende i riflettori sul cadetto klingon Jay-Den Kraag (Karim Diane), regalandoci un’ora di televisione che recupera l’essenza intellettuale e filosofica dei migliori capitoli del franchise. In una galassia post-Grande Fuoco (The Burn), dove l’Impero Klingon è ormai un ricordo frammentato, la sopravvivenza di una specie orgogliosa diventa il terreno di scontro per un dibattito etico fondamentale.
Sicuramente il miglior momento di Starfleet Academy.

Un Klingon fuori dal comune in una galassia in frantumi

Jay-Den Kraag è sempre stato un “pesce fuor d’acqua”: intellettuale, riflessivo e poco incline alla violenza ma la sua diversità non è solo caratteriale, dopo un catastrofico incidente che ha coinvolto gli ultimi grandi Casati, i Klingon sono sull’orlo dell’estinzione, ridotti a profughi dispersi. La performance di Karim Diane in questo episodio è una rivelazione. Finora rimasto in ombra, l’attore riesce a trasmettere con sfumature incredibili il peso di un uomo che crede di aver perso tutta la sua famiglia e che deve rappresentare una cultura che lo ha sempre guardato con sospetto.

l “Gancio”: Un dibattito che scuote l’Accademia

Il cuore dell’episodio ruota attorno ad una molto americana gara di dibattito:
quale futuro per l’Impero Klingon?”
La Federazione dovrebbe offrire un nuovo pianeta per salvare la specie, o restare in disparte rispettando il diritto klingon all’autodeterminazione? Mentre Jay-Den lotta con attacchi di panico e il trauma del passato, il confronto con Caleb Mir (Sandro Rosta) diventa acceso. La tensione è palpabile: la Federazione smette di essere tale se impone la propria “salvezza” a chi non la desidera?

Segreti di famiglia: il passato di Jay-Den

Attraverso una serie di flashback, scopriamo il legame tra Jay-Den e suo fratello Thar. A differenza del padre guerriero e tradizionale, Thar aveva compreso il destino del fratello: “Tu sei abbastanza… Fidati delle stelle”. Il trauma dell’abbandono da parte della famiglia, convinta che il desiderio di Jay-Den di unirsi alla Flotta Stellare fosse un insulto all’onore del Casato, emerge come la ferita aperta che impedisce al cadetto di trovare la sua “voce”.

Il culmine dell’episodio potrebbe essere sintetizzato con le parole “onore e diplomazia”, grazie all’intuizione di Jay-Den la Flotta Stellare e la flotta klingon hanno un piccolo scontro spaziale con un epilogo che è un vero capolavoro politico e strategico.

“Vox in Excelso” è Star Trek allo stato puro

Oltre all’azione e agli effetti visivi spettacolari dello scontro tra la Athena e le navi klingon, l’episodio brilla per la sua densità tematica. La discussione sul diritto all’identità in un mondo post-crisi parla direttamente al pubblico moderno.
Il rapporto tra Jay-Den e Caleb, che passa dalla rivalità a una profonda riconciliazione dimostra come l’Accademia stia riuscendo a costruire legami che superano secoli di pregiudizi.

fonte. Trekcore

Buone feste da Italian Klinzha Society

Buone feste da Italian Klinzha Society

Tutto lo staff di Italian Klinzha Society vi augura buone feste!

🎄 Che questo sia un Natale degno di un vero Casato Klingon:

🥂 tavole imbandite, onore condiviso e storie cantate a voce alta.
 
✨ Vi auguriamo che il vostro raktajino sia sempre caldo e che l’anno nuovo porti avventure gloriose.
 
❄️ Sotto la neve o tra le stelle, l’onore non va mai in vacanza!
Qapla’!
 
Predator: Badlands

Predator: Badlands

Titolo originale:
Predator: Badlands
Paese: Stati Uniti d’America
REGIA Dan Trachtenberg
Anno: 2025
Produttore: 20th Century Studios
Casa di produzione: The Walt Disney Company

Interpreti e personaggi

Elle Fanning
Dimitrius Schuster-Koloamatangi
Reuben De Jong
Mike Homik
Stefan Grube
Rohinal Nayaran

 

Cameron Brown
Alison Wright
Matt and Ross Duffer

di Gabriele Manenti

Il cacciatore diventa protagonista

Con Predator: Badlands, il regista Dan Trachtenberg torna per la terza volta a esplorare il mondo degli Yautja, i leggendari cacciatori intergalattici,
ma questa volta lo fa da un punto di vista inedito: quello del Predator stesso.
Dopo Prey e Predator: Killer of Killers, distribuiti solo su Hulu, la saga torna finalmente sul grande schermo
con un’idea ambiziosa e sorprendentemente riuscita.

Il film segue Dek, un giovane Yautja esiliato dal proprio clan e costretto a sopravvivere su un pianeta ostile per dimostrare il suo valore.
È un classico racconto di formazione, ma filtrato attraverso lo sguardo di un alieno che lotta per trovare il proprio posto nel mondo,
in questo caso, nella galassia.

Trachtenberg usa questa struttura semplice per raccontare una storia universale di crescita, fratellanza e identità,
aggiungendo profondità emotiva a un franchise spesso dominato da sangue e caccia,
dimostrando la sua abilità nel costruire film essenziali ma curati.
Ogni scena è pensata con precisione, coerenza e piccoli dettagli, è cinema “da manuale”, semplice ma efficace,

Accanto a Dek troviamo Thia, un androide della Weyland-Yutani interpretato da Elle Fanning.
La sua ingenuità e bontà “programmata” si trasformano gradualmente in forza e determinazione, creando una coppia insolita ma affiatata.
Il rapporto tra i due è tenero e ironico, un tono decisamente nuovo per la saga.

Pur essendo il primo film PG-13 della saga, Badlands non rinuncia alla tensione e ai combattimenti brutali.
Le scene d’azione alternano ingegno e ferocia, con Dek che sfrutta l’ambiente per sopraffare creature aliene in modi sempre diversi.
Il pianeta stesso, popolato da flora e fauna letali, è uno spettacolo visivo affascinante,
anche se non sempre all’altezza dei modelli più ambiziosi come Avatar.

Un Predator diverso, ma fedele alle origini

Trachtenberg e gli sceneggiatori Patrick Aison e Brian Duffield tratteggiano Dek come un guerriero impetuoso ma vulnerabile,
desideroso di dimostrare il proprio valore e al tempo stesso incerto sul proprio posto nella cultura Yautja.
L’attore Dimitrius Schuster-Koloamatangi offre una performance sorprendentemente sfumata, rendendo Dek un personaggio credibile,
feroce ma umano.

Il film cita apertamente Prey e arricchisce la mitologia con nuovi elementi, come il Codice Yautja, le regole sacre che guidano i cacciatori.

Dan Trachtenberg porta la saga in una direzione più narrativa ed emotiva senza tradirne le radici,
ok non vediamo colonne vertrebali strappate e crani appesi old school ma con intelligebza
e cura va molto vicino ai sapori dell’ originale tracciando, forse, una nuova direzione al franchise.

Alien: Earth

Alien: Earth

Titolo originale:
Alien: Earth
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 2025 – in corso
Stagioni: 1
Episodi: 8
Produttore: Christine Lavaf, Chris Lowenstein, Darin McLeod, Kristy Reed
Casa di produzione: 26 Keys Productions, Scott Free Productions, FX Productions
Trasmissione ITA: Disney+

Interpreti e personaggi

Sydney Chandler: Wendy / Marcy Hermit
Alex Lawther: Joe Hermit
Timothy Olyphant: Kirsh
Adrian Edmondson: Atom Eins
Essie Davis: Dame Sylvia
Samuel Blenkin: Boy Kavalier

 

Babou Ceesay: Kumi Morrow
Adarsh Gourav: Slightly / Aarush Singh
Erana James: Curly
Lily Newmark: Nibs
Jonathan Ajayi: Smee
David Rysdahl: Arthur Sylvia
Diêm Camille: Siberian
Moe Bar-El: Benjamin Rashidi
Kit Young: Tootles / Isaac

di Gabriele Manenti

Una saga dove la “coerenza” è un’illusione.
Alien: Earth è una serie prequel ambientata nel 2120, due anni prima del primo film. La Terra è dominata da corporazioni in lotta per il controllo di nuove tecnologie e forme di vita. La protagonista è Wendy, un ibrido tra umano e sintetico, che si ritrova coinvolta dopo lo schianto di una nave Weyland-Yutani contenente misteriose creature aliene. La trama ruota intorno allo scontro tra ambizione scientifica, interessi corporativi e la minaccia rappresentata dagli xenomorfi, mentre Wendy affronta il dilemma della propria identità e del ruolo dell’umanità di fronte a queste forze.
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Chi segue da anni Alien lo sa bene: la timeline è un labirinto, dal debutto del capolavoro di Ridley Scott fino agli esperimenti di Prometheus e Covenant, la saga ha più volte riscritto sé stessa e con Alien: Earth, i fan si sono di nuovo divisi: c’è chi contesta l’ennesima “riscrittura” del mito degli Xenomorfi.
Ma ha davvero senso indignarsi? La continuity non è mai stata il cuore del franchise la timeline confusa è un problema che c’è sempre stato,
anzi è diventata la norma. Alien era ambientato nel 2122, con la Nostromo ignara dell’esistenza degli Xenomorfi.
Ma già Prometheus (2093) e Covenant (2104) hanno anticipato eventi che sembrano contraddire il film originale ma
con Alien: Earth, la situazione si complica: inizialmente si parlava di un’ambientazione “prima di Prometheus”.
poi lo showrunner della serie, Noah Hawley, ha indicato il 2179, epoca di Aliens per intenderci, e in realtà  la storia si colloca nel 2120,
appena due anni prima del film del ’79.
Cronologia portami via.

L’approccio di Hawley: meno fedeltà, più libertà creativa

“Noi pensiamo che Alien abbia una mitologia ricchissima, ma in realtà nei sette film c’è sorprendentemente poco di codificato” ha dichiarato Hawley.
L’obiettivo non è “riparare” la timeline, ma sperimentare. E questo manda in tilt le enciclopedie online dei fan, abituati a incasellare ogni dettaglio nella categoria del “canon”.
La domanda centrale è semplice: conta davvero la fedeltà assoluta, se la storia funziona?
La saga di Alien è sempre stata più un terreno di sperimentazione artistica che una mitologia da manuale.
Cameron trasformò l’horror claustrofobico di Scott in un action bellico.
Fincher osò con l’ambientazione cupa di Alien³.
Jean-Pierre Jeunet portò il franchise su territori visionari in Resurrection.
Alla fine nessuno ha mai seguito davvero una linea coerente, eppure ogni film ha aggiunto un tassello.

Qusta serie va oltre la tradizione e abbiamo le novità più sorprendenti:
Xenomorfi a quattro zampe davvero inquietanti sullo schermo,  ne vediamo un nuovo stadio del ciclo vitale
e abbiamo un ibrido synth capace di percepirli.
Una svolta narrativa che amplia le possibilità senza tradirne lo spirito, queste invenzioni non sono incoerenti: sono evoluzioni visive e tematiche, che mantengono viva la tensione e il fascino della saga.
La vera protagonista è l’evoluzione e non le regole.

Alla fine, ciò che ha reso Alien un classico è la capacità di reinventarsi.
Dalla maternità disturbante della Regina fino alle ossessioni dei synth, ogni generazione di registi ha usato lo Xenomorfo come metafora diversa.
Alien: Earth fa lo stesso: non si preoccupa di “preparare” la strada al film del ’79, ma racconta una storia autonoma, inquietante e visivamente potente.

La storia funziona, il resto non conta, forse.

aspettando Star Trek: Starfleet Academy

aspettando Star Trek: Starfleet Academy

 

di Michela Barotto

Mancano pochi giorni al Comic-Con di San Diego 2025 e iniziano ad arrivare un po’ di informazioni e fotografie della nuova serie di Star Trek, in arrivo nel 2026.

Sappiamo già che la serie racconterà di una nuova generazione di cadetti della Flotta Stellare, ma nel 32° secolo.
Dopo ciò che abbiamo visto in Star Trek: Discovery viene rifondata l’Accademia della Flotta Stellare, inattiva da 120 anni.
Lo spirito con cui i cadetti affrontano questa avventura è carico di speranza per il futuro.
Alex Kurtzman in una intervista dice: “Hanno un peso enorme sulle spalle e sono destinati a ristabilire e ricostruire tutto ciò che tutti conosciamo e amiamo di Star Trek”.

Alcuni nomi noti sono entrati a fare parte del cast.

Holly Hunter interpreta la protagonista della serie, il capitano e cancelliere dell’accademia.

Tatiana Maslany (avete visto She-Hulk: Attorney at Law vero?) apparirà come guest star ricorrente.

Vedremo il ritorno di Tig Notaro, Oded Fehr e Mary Wiseman, già nel cast di Star Trek: Discovery.

Anche Robert Picardo tornerà nei consueti panni del dottore.

E poi c’è Paul Giamatti, appassionato di Star Trek e con il segreto desiderio di interpretare un Klingon.
Sarà il cattivo di questa prima stagione ma per ora non ci sono dettagli sulla sua origine, guardando la foto promozionale possiamo solo ipotizzare che non sia terrestre, per il resto attendiamo maggiori dettagli, non solo su di lui ma anche tutti gli altri personaggi.

Di una cosa siamo sicuramente contenti, Kurtzman ha confermato che i Klingon faranno parte della serie; più precisamente, una “specie ibrida Klingon che comprende diversi dei nostri personaggi principali”. Potrebbe essere quello il ruolo specifico di Giamatti? “Potrebbe esserlo”, ha risposto Kurtzman. “Vedremo”.

Non mancheranno rimandi sia alle serie passate che a quelle di più recente produzione, e la storia rifletterà il mondo attuale, con le sue peculiarità e le sue criticità, come è sempre stato per le varie incarnazioni di Star Trek.

Non resta che attendere cosa uscirà dal panel Star Trek al Comic-Con di San Diego 2025 e sperare che il 2026 arrivi velocemente e con esso le prime puntate di Star Trek: Starfleet Academy.

Credits: Entertainment Weekly

Kronos One 2025

Kronos One 2025

di Michela Barotto

KRONOS ONE 2025: Un’indimenticabile edizione della nostra convention klingon!

Quest’anno, la grande squadra di I.K.S. ha dato il massimo, portando in scena un’esperienza a tema klingon che ha lasciato il segno all’interno della Starcon, l’evento che ci ospita ogni anno.
Per tre giorni, al Palazzo del Turismo di Bellaria-Igea Marina, appassionati e visitatori hanno potuto immergersi nella cultura del popolo di Qo’noS, vivendo momenti di divertimento, apprendimento e scoperta.

Grazie all’impegno di Davide, abbiamo avuto l’opportunità di insegnare la lingua klingon ai terrestri, creando un ponte tra le nostre culture.

Alessio ha guidato lezioni pratiche di combattimento con la bat’leth, coinvolgendo adulti e ragazzi in un’esperienza unica di abilità e tradizione klingon.

Michela e Alessio hanno affrontato con entusiasmo lo spinoso tema dell’evoluzione estetica dei Klingon, dalla serie classica a Discovery e oltre, stimolando riflessioni e curiosità tra i partecipanti.
Inoltre, in veste di autori e presentatori di The Klingon Chronicles, hanno incontrato il pubblico, condividendo dettagli sul progetto e rispondendo alle domande dei fan più appassionati.

Massimiliano e Gabriele hanno invece portato in scena costumi e prop klingon realizzati con passione e grande maestria, regalando agli spettatori un vero spettacolo visivo.

Una delle novità di quest’anno è stata l’esposizione dell’unità di contenimento per i triboli, uno degli animali più temuti dai Klingon, affiancata da altri esemplari come il targ, il d’blok e il glommer, offrendo un’occhiata più approfondita alla fauna di Qo’noS.

Il tutto realizzato artigianalmente dalle sapienti mani dei soci di Italian Klinzha Society, che da anni si impegnano a presentare nuove creazioni per stupire e divertire.

 

Le attività ludiche organizzate dalla Italian Klinzha Society hanno coinvolto sia veterani che nuovi appassionati: dal tradizionale Klinzha, ai temerari de La Sfida Klingon, fino all’esposizione del concorso di Fantamodellismo, che ha visto i visitatori votare i modelli preferiti.

 

La Sfida Klingon è stata vinta dalla vulcaniana Manu Shatner (Emanuela Farronato), mentre i vincitori del concorso di Fantamodellismo sono stati Fabio Pregnolato, per la categoria “Kit di montaggio”, e Roberto Zocca, per la categoria “Autocostruito”.

Ringraziamo la Starcon per l’ospitalità e per averci dato l’opportunità di condividere cultura e intrattenimento con un pubblico sempre più appassionato.
La serata di sabato, come da tradizione, è stata dedicata soprattutto alla sfilata dei costumi, con un concorso che ha celebrato la creatività dei partecipanti.

La Starcon però non è solo attori e divertimento ma anche solidarietà e beneficienza.
Le molte attività organizzate, tra cui la pesca di beneficienza e l’asta di oggetti sci-fi, hanno permesso di raccogliere fondi da destinare a due diverse cause: un aiuto ad una famiglia di soci STIC-AL di Bologna fortemente colpita dall’alluvione dell’autunno 2024, e un sostegno per Champ1 Foundation, un’associazione che assiste le famiglie dei bambini affetti da una mutazione sul gene CHAMP1 e supporta la ricerca su questa malattia molto rara.
www.champ1foundation.eu/5×1000/

Un’altra edizione di successo che ci ha ricordato quanto sia forte il legame tra la nostra passione e l’universo di Star Trek. Alla prossima avventura!