Si avvicina la Starcon 2023!

Si avvicina la Starcon 2023!

di Michela Barotto

Manca poco più di un mese alla prossima Starcon, la convention organizzata da Star Trek Italian Club e Ultimo Avamposto in collaborazione con Italian Klinzha Society e SG-F Stargate FanClub Italia.

Ad oggi sono stati annunciati due ospiti internazionali:
Peter Weller, interprete dell’iconico personaggio Robocop e dell’Ammiraglio Marcus in Star Trek Into Darkness.
Richard Brake, attore inglese che vanta numerose partecipazioni in film di fantascienza, fantasy e horror. In tempi recenti ha interpretato The Night King ne il Trono di spade (2011) e il generale Valin Hess in un episodio di Star Wars The Mandalorian.

La Starcon è il luogo ideale per chi vuole vivere 3 giorni totalmente dedicati alla fantascienza e alla scienza.
Le giornate sono scandite da eventi di diversi tipo e per tutti i gusti: giochi, proiezioni, conferenze, sessioni autografi e foto con gli ospiti, concorsi di costumi e modellismo, esposizione di prop e aree tematizzate, concorsi e premi letterari.

Nei giorni della convention verranno annunciati i vincitori dei concorsi Omega Short&Graphics, verrà assegnato il Premio Lisiero per la divulgazione del fantastico e si terrà il tradizionale concorso di costumi con sfilata al sabato sera, un evento imperdibile per chiunque frequenti la Starcon.

L’edizione 2023 sarà l’occasione per ricordare, come facciamo ogni anno, il compianto Alberto Lisiero, fondatore e Presidente dello Star Trek Italian Club che ci ha lasciati 10 anni fa.
Sono previste alcune iniziative per celebrare e ricordare Alberto Lisiero, soci e amici potranno onorare la sua memoria con fotografie, messaggi, lettere o poesie.
Vi rimandiamo alla pagina dedicata all’iniziativa: https://starconitalia.it/ricordando-alberto-lisiero/

All’interno della Starcon si terrà la 4° edizione di Kronos One – I giorni dell’onore, la convention Klingon di Italian Klinzha Society.

La nostra associazione animerà la convention con attività a tema klingon, ci saranno giochi da tavolo, lezioni di uso della bat’leth a cura di Alessio Candeloro, lezioni di lingua klingon tenute da Davide Candeloro, una conferenza intitolata “Combattimenti Klingon: dallo spazio al campo di battaglia”, una analisi di tutto ciò che i klingon usano per combattere, dalle navi spaziali al proprio corpo.
Alcuni soci di I.K.S. presenzieranno all’evento indossando con orgoglio i propri costumi klingon.

Immancabile è il concorso di Fantamodellismo, giunto alla 14° edizione con cui assegneremo il Premio del Pubblico e il Premio della Giuria.
Trovate il regolamento qui.

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Per essere sempre aggiornati sul programma della manifestazione seguite i nostri social, dove pubblicheremo tutti gli annunci di nuovi ospiti e attività della Starcon.
Per info generiche sulla manifestazione e per iscriversi: www.starconitalia.it

La sfera di Dyson

La sfera di Dyson

Titolo originale:
The Starless World

Lingua originale: inglese
1° ed ORIGINALE.: 1978
1° ed. ITALIANA : 1979
Autore: Gordon Eklund
Copertina: Karel Thole
Editore IT: Mondadori

URANIA n° 800

di Siro Sanvito

L’astronave Enterprise è in crociera nei pressi del Nucleo Galattico in cerca di un’astronave Klingon.
Nell’occasione non viene persa l’opportunità per individuare e registrare la presenza di buchi neri, di solito frequentissimi in quella zona di spazio. Pigramente passano le giornate e non accade nessuna novità fino a che i sensori individuano una scialuppa della Federazione con un uomo solo all’interno. Unici due problemi è che in zona non dovrebbero esserci astronavi della Federazione, tranne forse la “Rickover” di cui si sono perse le tracce una ventina d’anni prima,il cui pilota della navetta si identifica come “Gesù Cristo”!
Mentre l’uomo viene identificato come un vecchio compagno di Accademia del comandante Kirk, il tenente Sulu identifica un corpo spaziale con trecento milioni di chilometri di diametro! Non solo, l’Enterprise viene lentamente trascinata verso questo corpo celeste.
Mentre vengono svolte le indagine per capire di cosa si tratta irrompe nel Ponte di Comando l’uomo individuato precedentemente sulla navetta che inginocchiandosi davanti all’immagine del misterioso corpo celeste lo individua come il suo Dio Ay-Nab. Ulteriori studi portano Kirk, Spock e l’equipaggio dell’astronave alla scoperta che il misterioso oggetto altro non è che una sfera di Dyson.
Lentamente l’Enterprise viene condotta a forza all’interno della sfera dove scoprono un intero mondo sorretto in vita da una stella al suo interno, un mondo affascinante e sconosciuto. Dalle prime analisi risulta abitato da poche forme di vita ma anche da qualcun’ altro che gli uomini dell’Enterprise speravano di non trovare…
Sbarcando sul pianeta Kirk e la squadra di sbarco ha la spiacevole sorpresa di scoprire che le armi portate con loro sono completamente disattive.

La Sfera di Dyson è un romanzo pubblicato dalla Mondadori all’interno della collana Urania nel 1979, scritto da Gordon Eklund autore anche di “Pianeta Infernale” pubblicato qualche anno dopo dalla casa editrice Garden.
Il romanzo che si dipana velocemente sfruttando tutti i personaggi classici e presentandone di nuovi, tra i quali un’aliena che vorrebbe mantenere la tradizione diventando la sposa di Kirk e una principessa Klingon della quale non si capisce fino a che punto menta o affermi la verità.
La presenza di un Dio all’interno della Sfera che assoggetta e protegge completamente i Tumariani, i pochi alieni sopravvissuti ad un’infinita serie di guerre che hanno quasi completamente distrutto ogni forma di vita.
Lo stesso Dio che decide di portare attraverso a morte certa i suoi protetti. Può essere un Dio magnanimo e così crudele allo stesso tempo? E’ quello che si chiede anche il Comandante Kirk che, come in quasi ogni puntata della serie Classica, porta il cattivo a rivedere i suoi piani.
Tutti i personaggi sono presi e messi al centro della scena almeno una volta e ne sono sfruttate tutte le sfaccettature ben conosciute.
In questo romanzo tutti i crismi sono rispettati con tutte le parti al posto giusto, tanto che giunti alla fine si ha l’impressione di aver visto un’ottima puntata. Curioso il fatto che il soggetto della sfera di Dyson venga poi ripreso, qualche anno dopo, in una puntata di TNG con l’ingegnere Scott come personaggio principale. •

pubblicato su Fantazone n° 7 – aprile 2008

Black Adam

Black Adam

Titolo originale:
Black Adam

Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2022
Durata: 125 min
Regia: Jaume Collet-Serra
Sceneggiatura: Rory Haines, Sohrab Noshirvani, Adam Sztykiel
Casa di prod.: DC Films, New Line Cinema, Warner Bros. Pictures
Distrib. (Italia): Warner Bros.

Interpreti e personaggi

Dwayne Johnson: Teth-Adam / Black Adam
Aldis Hodge: Carter Hall / Hawkman
Noah Centineo: Albert “Al” Rothstein / Atom Smasher
Sarah Shahi: Adrianna Tomaz
Marwan Kenzari: Ishmael Gregor / Sabbac / Re Ahk-Ton
Quintessa Swindell: Maxine Hunkell / Cyclone
Pierce Brosnan: Kent Nelson / Dottor Fate

 

Gabriel Chavarria: predicatore
Steve Zahn: Scimmia cattiva
Judy Greer: Cornelia
Terry Notary: Rocket
Roger R. Cross: capitano

di Gabriele Manenti

Dwayne “The Rock” Johnson interpreta un potente campione dell’antichità che ritorna nel presente con un atteggiamento ben lontano dagli eroi che conosciamo;
Black Adam, il cui vero nome è Teth-Adam è un uomo dell’Antico Egitto ridotto in schiavitù, scelto (?) dal mago Shazam come suo campione a cui conferisce grandi poteri per diventare paladino degli oppressi.
Ma il suo cuore oscurato dalla vendetta non è puro e per questo lo stesso mago per punizione lo imprigiona per millenni fino a quando, liberato fortuitamente da dei mortali, deve confrontarsi con i supereroi del presente per capire che sono le nobili azioni e il sacrificio a fare di un uomo un eroe.

 

L’intero film sembra essere stato realizzato qualche decennio fa, prima dell’età d’oro dei film supereroistici come Il cavaliere oscuro o Iron Man, risulta goffo e abbozzato come un “Hulk di Eric Bana” o un “The Punisher” (non quello con Dolph Lundgren mi raccomando!).
Il cattivo di turno è insipido e l’eroe “anti eroe” è più ottusamente spettacolare che caratterizzato, un opaco riflesso di quello che è in realtà il personaggio della carta stampata.

 

Johnson interpreta Black Adam in maniera granitica e imponente come dovrebbe essere ma mancante di quelle sfacettature che lo caratterizzano, che in un film delle origini dove vi sono dei comprimari come Dottor Fate, Hawkman, Atom Smasher e Cyclone più personaggi di contorno e un villain insipido non hanno trovato la giusta collocazione.

Come si dice: il “troppo storpia”!?

Le premesse c’erano tutte, la serie a fumetti della JSA (Justice Society of America) con Black Adam è una delle più belle ed interessanti della DC, in quanto mostrava come il suo senso della giustizia, molte volte brutale e senza vie di mezzo, facesse rivalutare anche agli eroi più integerrimi il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Questo film che non si rifà a quei fumetti cerca comunque di riproporre quel tema e di fatto, “la moralità dei supereroi” è il fulcro della storia: eroi e cattivi, bene e male, ma queste tematiche sfociano nel qualunquismo e il vero protagonista della pellicola è “Capitan Ovvio”.

La personalità magnetica di Johnson non basta a far stare a galla questa pellicola che risulta frettolosa nella narrazione e piena di scene d’azione ripetitive, banali e visivamente troppo caotiche per poi indugiare sui stravaganti modi brutali che il protagonista adotta nelle sue “distratte” esecuzioni e ammettiamolo, avere 10 minuti di “un dio che uccide persone mortali con fulmini e saette” è abbastanza noioso anche per un “fumettone su pellicola”, per fortuna le scene d’azione degli altri eroi compensano la noia del resto.

A mio giudizio un’occasione mancata, l’ennesima per casa DC, i fasti di Man of Steel e la Snyder’s Cut hanno abituato il nostro palato a ben altro e ne vogliamo ancora; “Meh! Adam” è un freddo antipasto che vogliamo scordare subito aspettando una pietanza più succosa.

 

 

I klingon nelle nuove produzioni Trek

I klingon nelle nuove produzioni Trek

Le recenti serie di Star Trek prodotte sono la dimostrazione di quanto i Klingon siano amati nel mondo trek.
Per la gioia nostra e di tutti gli appassionati del glorioso popolo abbiamo visto molte cose klingon nelle serie animate Prodigy e, soprattutto, Lower Decks.

Beckett Mariner (Star Trek: Lower Decks) vanta amicizie nell’ambiente dell’Impero, e lo scopriamo fin dal primo episodio in cui brandisce una bat’leth ricevuta, racconta lei, da un vecchio klingon.
Nel secondo episodio della prima stagione conosciamo il generale K’orin, un klingon amico di vecchia data di Mariner, e non mancano vino di sangue, canzoni cantate ad alta voce e gagh.

Nella seconda stagione un episodio ha perfino un titolo Klingon e racconta i ponti bassi di un Bird Of Prey!
La terza stagione ci mostra Mariner e i suoi amici impegnati in un gioco di società, con tanto di accessori e costumi per interpretare dei klingon.
Fa la sua apparizione il mitico generale Martok, anche se solo in versione virtuale come master del gioco.

Queste sono solo alcune delle cose klingon che si vedono in Lower Decks, a voi il divertimento di scovarle tutte.

Anche in Star Trek: Prodigy si vede qualcosa di klingon, sebbene la serie (o almeno la prima stagione, l’unica prodotta fino ad oggi) sia principalmente ambientata in una zona della galassia lontana da settori e pianeti più noti.

Nel primissimo episodio un cenno lo vediamo in alcuni ologrammi che mostrano parole scritte in caratteri klingon.

Nell’episodio “Terraformazione” (S1EP5) i protagonisti trovano riparo in un Bird Of Prey abbandonato, forse precipitato, su un pianeta di classe M.
Mangiano razioni di cibo klingon e trovano anche un mek’leth che poi decidono di portare con sé.

Nell’episodio successivo, dal titolo rivelatore “Kobayashi Maru”, Dal affronta il famoso test dell’accademia in una simulazione disponibile sul ponte ologrammi della nave U.S.S. Protostar, in cui i Klingon ovviamente fanno la parte dei cattivi.

 

E nel tanto apprezzato Star Trek: Strange New Worlds? Dove sono i klingon?
Si parla di klingon, si fanno battute sui klingon, sappiamo che ci sono ma… non si vedono!
Non ancora per lo meno, aspettiamo fiduciosi.

Michela Barotto

3° Stagione di Star Trek: Picard

3° Stagione di Star Trek: Picard

Sono arrivati interessanti aggiornamenti dal New York Comic Con 2022.
E’ stato infatti presentato il teaser trailer della 3° e finale stagione di Star Trek: Picard la cui uscita è prevista per febbraio 2023.

Tra le novità, alcune delle quali in realtà già note, c’è il ritorno di tutto il cast originale di TNG con qualche guest star di cui non vi vogliamo svelare l’identità, meglio vedersi il trailer e godersi la sorpresa.
Come già sappiamo saranno presenti in questa nuova stagione sia Jeri Ryan che Michelle Hurd, nei rispettivi ruoli di 7 di 9 e Raffi Musiker.
In questo finale di serie ci sarà una nuova e misteriosa cattiva, Vadic, interpretata dall’attrice Amanda Plummer.

 

Tra le curiosità che interessano maggiormente noi appassionati di Klingon c’è ovviamente il ritorno di Worf in splendida forma e chioma bianca.
Nel trailer lo vediamo lottare con Raffi (chissà perchè? Non vediamo l’ora di scoprirlo) e successivamente brandire una nuova arma di cui sappiamo ancora molto poco.

Nel primo trailer uscito qualche mese fa si intravedeva solo l’impugnatura di quest’arma, che Worf tiene fissata sulla schiena.

Secondo dichiarazioni di Terry Matalas, showrunner della serie, la spada di Worf si chiama Kur’leth ed è stata progettata dal creatore della Bat’leth, Dan Curry.

Nel trailer si vede una scena velocissima, di appena 1 secondo, in cui Worf brandisce quest’arma.
Analizzando i fermo immagine possiamo notare che ha una forma che ricorda il Mek’leth, ma la lama sembra più lunga e con una curvatura che ricorda una scimitarra araba di origine terrestre.

Una particolarità assolutamente inaspettata è un foro nella parte finale della lama, una seconda impugnatura che permette di usare quest’arma impugnandola a due mani.

Speriamo che la produzione rilasci presto qualche immagine e informazione in più su quest’arma klingon mai vista fino ad oggi, noi siamo molto curiosi a riguardo e ci fa molto piacere che si vedano nuovi equipaggiamenti klingon nelle serie in produzione.

Michela Barotto

Maze Runner – Il labirinto

Maze Runner – Il labirinto

Titolo originale:
The Maze Runner

Lingua originale: inglese
Paese: USA
Anno: 2014
Durata: 114 min
Regia: Wes Ball
Sceneggiatura: James Dashner, Noah Oppenheim, T.S. Nowlin, Grant Pierce Myers
Casa di prod.: 20th Century Fox, Gotham Group
Distrib. (Italia): 20th Century Fox

Interpreti e personaggi

Dylan O’Brien: Thomas
Kaya Scodelario: Teresa
Will Poulter: Gally
Thomas Brodie-Sangster: Newt
Patricia Clarkson: Ava Paige
Ki Hong Lee: Minho

 

Aml Ameen: Alby
Don McManus: Uomo mascherato
Joe Adler: Zart
Blake Cooper: Chuck
Jacob Latimore: Jeff

di Gabriele Manenti

La vicenda si svolge in un quadratino d’erba con qualche alberello al centro di un enorme labirinto con pareti enormi e antiche come il tempo stesso; al suo interno vi è un piccolo villaggio di ragazzi che vivono da soli alla mercè della natura in maniera autonoma, o quasi. A intervalli non bene definiti una specie di ascensore, effettivamente un montacarichi, situato nel campo manda loro dei rifornimenti, e ogni tanto trasporta un ragazzo sedato che si aggiunge alla comunità.

Oltre alle semplici mansioni di sussistenza per il villaggio vi è una stretta cerchia di ragazzi denominati Corridori che hanno il compito di mappare il labirinto durante la giornata prima che alla sera esso si chiuda e cambi aspetto, nella speranza di trovare una via di uscita. Ovviamente un giorno la scatola trasporta un ragazzo che stravolgerà l’ordine costituito.
A mio avviso uno dei film più ammiccanti a successi o meno degli ultimi anni, vittima di un filone troppo osteggiato dalle major che tentano, invano a mio modesto parere, di competere con le avventure di Katniss e company narrate da Susan Collins nei suoi best seller. Maze Runner è un becero mix di storie e situazioni già viste, futuro distopico con l’intera umanità distrutta o asservita a non si sa bene quale forza, ragazzi che da piccoli guerrieri crescono prima del tempo, mostri fighissimi alla Doom, insomma un “Il Signore delle Mosche” a cui manca la sua profondità, una sceneggiatura che ostenta un malinconico senso di abbandono alla Lost e una fortissima influenza di “The Village” di Shyamalan dove lo status quo è preferito per immobilismo e assoluta sopraffazione dei ragazzi al male invisibile, ragazzi che preferiscono crearsi un paradiso in cui rifugiarsi e nascondersi dai pericoli che il labirinto cela. Buona la fotografia, il villaggio, il labirinto e le sue pareti rese così antiche, il senso di onnipotenza che il labirinto stesso suggerisce sono le uniche note positive di questa pellicola che lentamente e con pochissimi guizzi porta ad un epilogo che non svela nulla se non porre altri inutili quesiti; non può competere con l’osannato Hunger Games, e persino Divergent risulta un prodotto migliore. •

pubblicato su Fantazone n° 30 – marzo 2015