Star Trek Day: 60 anni tra le stelle

Star Trek Day: 60 anni tra le stelle

di Alessio Candeloro

STAR TREK DAY: L’INIZIATIVA DI PARAMOUNT+ NEL GIORNO DEL 60° ANNO

Come ogni anno, l’8 settembre, si celebra lo Star Trek Day per festeggiare il compleanno del franchise.

Quest’anno la nostra amata serie raggiunge il ragguardevole traguardo dei 60 anni.

Un’età probabilmente impensabile all’inizio, ma grazie allo sforzo degli addetti ai lavori, alla fedeltà e all’amore dei fan, oggi possiamo festeggiare questo numero e siamo ben consci che la storia di Star Trek non finirà qui. Ha all’attivo ancora due serie che si concluderanno l’anno prossimo (Strange New Worlds stagione 5 e Academy stagione 2), si vocifera da qualche tempo l’uscita di un nuovo film e lo sviluppo di nuove serie. A questo riguardo noi speriamo sempre nel ritorno di Terry Matalas per la creazione di Star Trek: Legacy.
Ma torniamo a oggi e scopriamo come si è festeggiato questo 60° Star Trek Day.

Varie sono state le attività in giro per il mondo, vediamone alcune.

Londra è probabilmente la città che ha creato il maggior numero di eventi, infatti presso il Science Museum della città, durante la serata a tema “Star Trek Lates” è stato battuto il Guinness World Record per il maggior numero di persone che hanno eseguito il saluto vulcaniano contemporaneamente.
934 fan della serie hanno partecipato e, rispettando la regola di mantenere la mano nel tipico gesto con le dita a V per almeno un minuto consecutivo, hanno battuto il record certificato da un giudice ufficiale del GWR.
Un vero spettacolo e un colpo d’occhio meraviglioso.

Lo stesso museo ha ospitato altre 4 attività a tema Trek, tra le quali un’installazione immersiva per permettere ai visitatori di scattare foto panoramiche a bordo della plancia dell’Enterprise di Pike, il negozio principale della Samsung ha ospitato proiezioni speciali ed esclusive, le stazioni della metropolitana King’s Cross St Pancras e South Kensington sono state completamente trasformate installando elementi grafici e cartelli speciali legati alla Flotta Stellare e gli altoparlanti delle stazioni diffondevano annunci speciali modificati con voci e citazioni a tema Trek.
Insomma, Londra ha celebrato al massimo questo evento.

Negli Stati Uniti sul prato del “Autry Museum of the American West”, a Griffith Park, l’8 settembre si è tenuta una grande proiezione gratuita del primo storico episodio andato in onda “Trappola Umana” e altre iniziative, già dal 1° gennaio 2026, si sono tenuto in tutto il paese.

Ma i festeggiamenti si sono concentrati anche sulla piattaforma streaming Paramount+ (in ogni paese in cui è presente).
L’8 settembre l’Hub principale, una volta avuto accesso alla piattaforma, mostrava una nuova foto che raggruppava molti personaggi, i principali, delle varie serie TV. A destra, sotto il classico logo della serie e il delta della Flotta, la scritta: “Star Trek Day”
Una volta cliccato il pulsante “Esplora”, si apriva una intera sezione dedicata al franchise.

In primo piano si trovavano tutte le serie TV e, subito sotto, tutti i film della saga.
Ma scendendo ancora si trovavano gli episodi, di ogni serie, divisi per argomento “Le prime missioni”: ogni episodio 1 di ogni serie
“Gli episodi più belli”: una manciata di iconici episodi per ogni serie.
E poi sezioni come “L’Universo Speculare”, “Triboli e Guai in Arrivo”, “I Migliori Cattivi”, “Follie sul Ponte Ologrammi”, ecc.

Una menzione particolare vogliamo darla, e ci capirete, alla sezione “Cronache Klingon” in cui troviamo molti episodi che riguardano i nostri amati guerrieri di Qo’noS. Episodi ritenuti delle pietre miliari per questo iconico popolo.

La cosa che ci inorgoglisce ulteriormente è il titolo dato a questa sezione, “Cronache Klingon” che, abbiamo scoperto, nelle versioni inglesi della piattaforma viene riportato proprio come “Klingon Chronicles”.
Dove abbiamo già sentito questo titolo? Ah sì, è il nome del programma di I.K.S.
Gli sarà piaciuto e ci avranno copiati? Chi lo sa.
Scherzi a parte, la sezione “Star Trek Day”, dal giorno successivo non è stata cancellata ritornando alla classica formula, ma è rimasta intatta prendendo il nome di “60 Anni di Viaggi Spaziali”.

Insomma, questi 60 anni sono stati festeggiati in tutto il mondo, e sulla piattaforma dove Star Trek è di casa, in maniera egregia. L’unica cosa che, a mio avviso è mancato, è l’annuncio di un nuovo prodotto che ovviamente sarebbe stato sviluppato dal 2027, ma annunciato l’8 settembre del 2026 avrebbe reso i festeggiamenti per questi 60 anni ancora più grandi e colmi di speranza per il futuro e per la gioia dei fan di tutto il mondo.

Ad ogni modo, tanti auguri di buon anniversario Star Trek, e come direbbe un vero klingon: “Qapla’!”

Star Trek: Strange New Worlds – season 3

Star Trek: Strange New Worlds – season 3

di Alessio Candeloro

A praticamente un anno dalla sua trasmissione, nelle ultime settimane ho visto la terza stagione di SNW.

Posso dire che mi sono piaciuti tutti gli episodi.
Li ho trovati davvero belli ma, soprattutto, ben scritti. Anche i personaggi che magari nelle prime due stagioni non mi piacevano in particolar modo mi sono piaciuti.
Ogni episodio aveva un suo perché che si è incastrato perfettamente con gli altri.
Tra l’altro, posso dire di essere stato fortunato a non beccare spoiler in questi 11 mesi, quindi era tutta una sorpresa.

L’episodio con l’equipaggio umano di quella nave di classe XCV che nei secoli era cambiata, come gli umani al suo interno, è stata davvero un colpo allo stomaco.
L’episodio di Ortegas, bloccata su un pianeta con un Gorn per una trama, a parti inverse, del mitico film del 1985 con Dennis Quaid “Il mio nemico”, spettacolare. Praticamente uno stand alone magistrale.
E poi, l’ultimo episodio in particolare, mi ha fatto provare diverse emozioni.
Non solo si è trovato un modo per sconfiggere la minaccia di turno, ma non sono serviti combattimenti spaziali o a mani nude con mille mosse di arti marziali. Era il bene, contro il male, anzi, il Male.

E il bene, nella persona di Marie Batel, si sacrifica, nel passato, presente e futuro, non solo per sconfiggere il Male, ma per fare da eterna guardiana, sacrificando la cosa a cui teneva di più: Pike.
E consapevole di questo, regala al suo amore un dono grandissimo. La visione, i ricordi, le esperienze, le gioie, le attese (scandite dalle bussate alla porta) di una vita assieme.
Costruendo una famiglia, avendo una carriera nella Flotta, avendo una figlia che poi si sposa, sopravvivendo al terribile destino che è lì ad attendere Pike come un avvoltoio.
E quando questo destino non accade, lui è sconcertato. Cosa farà adesso?
E lei è lì a dirgli che non saperlo è una cosa buona. Lei poi, nel suo letto muore e la bussata alla porta ci riporta alla realtà.
Tutto torna come anni prima, nella prigione del Male. e lui è conscio del sacrificio che lei compie.

Un finale dolce amaro che, per quanto mi riguarda, ha fatto scendere delle lacrime.
Come un anno fa quando non l’ho vista e non riuscivo a vedere questa stagione.
Un cerchio personale che si chiude probabilmente.

Per alcuni, questi ricordi di Pike e Batel, fanno subito pensare all’episodio di TNG “Una vita per ricordare”, episodio bellissimo, emozionante e, nella sua diversità, molto fantascientifico.
Ma il finale della terza stagione di SNW, secondo me, ha qualcosa in più.
Non è il “semplice” racconto di una razza che non vuole essere dimenticata e usa qualcuno come “spettatore/giocatore” di una realtà alternativa, di un programma del ponte ologrammi.
Perché Picard non era Picard, era Kamin, un vero ressicano.

In SNW Pike è Pike, Batel è Batel, vivono in pochi istanti, grazia ai poteri di lei, quella vita che avrebbero dovuto vivere insieme se il destino della donna non fosse stato quella di protettrice e guardiana del Male.
E credo che lei abbia fatto questo anche perché sapeva esattamente cosa sarebbe successo a Pike dopo qualche anno, nella realtà.
Una vita costretto dentro una macchina potendo dire solo si e no con il suono di un bip.
Un destino accettato da Pike, ma lei, credo volesse che lui potesse avere dei ricordi migliori, di una vita migliore, di un amore grande e intenso.
Quei ricordi che avrà anche lei e, probabilmente, la aiuteranno a contenere il Male.

Questa stagione credo, sempre per i miei gusti, una delle migliori stagioni di tutto il franchise e questo ultimo episodio finisce direttamente nella mia top ten degli episodi di Star Trek.
Per un attimo, ma è stato solo un attimo (cit,), ha sfiorato quello che io considero il miglior episodio in assoluto di Star Trek, “La coscienza di un ufficiale” di DS9. E ho detto tutto.

Ovviamente quelli scritti qui sono miei pensieri. Ci sarà sicuramente chi la pensa diversamente e rispetterò sempre questa cosa.

Ora attendo la quarta stagione il 23 luglio con trepidazione.

P.S. Se ci fosse Matalas come showrunner e gli sceneggiatori della terza stagione di SNW a creare Star Trek: Legacy, credo che verrebbe qualcosa di stupendo.

 

Star Trek: Strange New World arriva la 4° stagione!

Star Trek: Strange New World arriva la 4° stagione!

Titolo originale:
Star Trek: Strange New Worlds

Paese: U.S.A.
Anno: 2022 – in corso
Stagioni: 3 (ad aprile 2026)
Episodi: 30
Casa di produzione:
CBS Television Studios
Roddenberry Entertainment
Secret Hideout
Trasmissione ITA: Paramount+

Interpreti e personaggi

Anson Mount: Christopher Pike
Ethan Peck: Spock
Rebecca Romijn: Una Chin-Riley
Christina Chong: La’an Noonien-Singh
Babs Olusanmokun: M’Benga
Jess Bush: Christine Chapel

 

Celia Rose Gooding: Nyota Uhura
Melissa Navia: Erica Ortegas
Bruce Horak: Hemmer
Carol Kane: Pelia
Martin Quinn: Montgomery Scott

di Michela Barotto

Star Trek: Strange New Worlds sta per concludersi, le stagioni 4 e 5 arriveranno su Paramount+ nei prossimi mesi.
La quarta stagione uscirà il 23 luglio 2026 (un episodio a settimana fino a settembre) e sarà composta da 10 episodi
E’ stato pubblicato un nuovo trailer della quarta stagione, accompagnato dalla seguente sinossi:

“Nella quarta stagione l’equipaggio della USS Enterprise, guidato dal Capitano Christopher Pike, intraprende una serie di avventure emozionanti e avvincenti tra le stelle. Viaggiando verso nuovi mondi sconosciuti, dovranno affrontare demoni interiori e minacce esterne, incontrare personaggi inediti e affascinanti, ritrovare volti familiari e scontrarsi con alieni terrificanti. Il loro obiettivo, in tutto questo, è quello di costruire un futuro luminoso e pieno di speranza.”

La descrizione non ci svela molto della prossima stagione. Non ci resta che aspettare di vedere gli episodi, e intanto guardare il trailer.

 

Sono state rilasciate alcune immagini tratte dei primi due episodi della quarta stagione, dove ritroviamo tutti i personaggi del cast principale.

Il Risveglio dei Klingon in “Vox in Excelso”

Il Risveglio dei Klingon in “Vox in Excelso”

di Gabriele Manenti

Il quarto episodio della nuova serie trasforma il trauma di Jay-Den in una potente riflessione su identità e autodeterminazione.

L’episodio 4 di Star Trek: Starfleet Academy, intitolato “Vox in Excelso”, accende i riflettori sul cadetto klingon Jay-Den Kraag (Karim Diane), regalandoci un’ora di televisione che recupera l’essenza intellettuale e filosofica dei migliori capitoli del franchise. In una galassia post-Grande Fuoco (The Burn), dove l’Impero Klingon è ormai un ricordo frammentato, la sopravvivenza di una specie orgogliosa diventa il terreno di scontro per un dibattito etico fondamentale.
Sicuramente il miglior momento di Starfleet Academy.

Un Klingon fuori dal comune in una galassia in frantumi

Jay-Den Kraag è sempre stato un “pesce fuor d’acqua”: intellettuale, riflessivo e poco incline alla violenza ma la sua diversità non è solo caratteriale, dopo un catastrofico incidente che ha coinvolto gli ultimi grandi Casati, i Klingon sono sull’orlo dell’estinzione, ridotti a profughi dispersi. La performance di Karim Diane in questo episodio è una rivelazione. Finora rimasto in ombra, l’attore riesce a trasmettere con sfumature incredibili il peso di un uomo che crede di aver perso tutta la sua famiglia e che deve rappresentare una cultura che lo ha sempre guardato con sospetto.

l “Gancio”: Un dibattito che scuote l’Accademia

Il cuore dell’episodio ruota attorno ad una molto americana gara di dibattito:
“quale futuro per l’Impero Klingon?”
La Federazione dovrebbe offrire un nuovo pianeta per salvare la specie, o restare in disparte rispettando il diritto klingon all’autodeterminazione? Mentre Jay-Den lotta con attacchi di panico e il trauma del passato, il confronto con Caleb Mir (Sandro Rosta) diventa acceso. La tensione è palpabile: la Federazione smette di essere tale se impone la propria “salvezza” a chi non la desidera?

Segreti di famiglia: il passato di Jay-Den

Attraverso una serie di flashback, scopriamo il legame tra Jay-Den e suo fratello Thar. A differenza del padre guerriero e tradizionale, Thar aveva compreso il destino del fratello: “Tu sei abbastanza… Fidati delle stelle”. Il trauma dell’abbandono da parte della famiglia, convinta che il desiderio di Jay-Den di unirsi alla Flotta Stellare fosse un insulto all’onore del Casato, emerge come la ferita aperta che impedisce al cadetto di trovare la sua “voce”.

Il culmine dell’episodio potrebbe essere sintetizzato con le parole “onore e diplomazia”, grazie all’intuizione di Jay-Den la Flotta Stellare e la flotta klingon hanno un piccolo scontro spaziale con un epilogo che è un vero capolavoro politico e strategico.

“Vox in Excelso” è Star Trek allo stato puro

Oltre all’azione e agli effetti visivi spettacolari dello scontro tra la Athena e le navi klingon, l’episodio brilla per la sua densità tematica. La discussione sul diritto all’identità in un mondo post-crisi parla direttamente al pubblico moderno.
Il rapporto tra Jay-Den e Caleb, che passa dalla rivalità a una profonda riconciliazione dimostra come l’Accademia stia riuscendo a costruire legami che superano secoli di pregiudizi.

fonte. Trekcore

aspettando Star Trek: Starfleet Academy

aspettando Star Trek: Starfleet Academy

 

di Michela Barotto

Mancano pochi giorni al Comic-Con di San Diego 2025 e iniziano ad arrivare un po’ di informazioni e fotografie della nuova serie di Star Trek, in arrivo nel 2026.

Sappiamo già che la serie racconterà di una nuova generazione di cadetti della Flotta Stellare, ma nel 32° secolo.
Dopo ciò che abbiamo visto in Star Trek: Discovery viene rifondata l’Accademia della Flotta Stellare, inattiva da 120 anni.
Lo spirito con cui i cadetti affrontano questa avventura è carico di speranza per il futuro.
Alex Kurtzman in una intervista dice: “Hanno un peso enorme sulle spalle e sono destinati a ristabilire e ricostruire tutto ciò che tutti conosciamo e amiamo di Star Trek”.

Alcuni nomi noti sono entrati a fare parte del cast.

Holly Hunter interpreta la protagonista della serie, il capitano e cancelliere dell’accademia.

Tatiana Maslany (avete visto She-Hulk: Attorney at Law vero?) apparirà come guest star ricorrente.

Vedremo il ritorno di Tig Notaro, Oded Fehr e Mary Wiseman, già nel cast di Star Trek: Discovery.

Anche Robert Picardo tornerà nei consueti panni del dottore.

E poi c’è Paul Giamatti, appassionato di Star Trek e con il segreto desiderio di interpretare un Klingon.
Sarà il cattivo di questa prima stagione ma per ora non ci sono dettagli sulla sua origine, guardando la foto promozionale possiamo solo ipotizzare che non sia terrestre, per il resto attendiamo maggiori dettagli, non solo su di lui ma anche tutti gli altri personaggi.

Di una cosa siamo sicuramente contenti, Kurtzman ha confermato che i Klingon faranno parte della serie; più precisamente, una “specie ibrida Klingon che comprende diversi dei nostri personaggi principali”. Potrebbe essere quello il ruolo specifico di Giamatti? “Potrebbe esserlo”, ha risposto Kurtzman. “Vedremo”.

Non mancheranno rimandi sia alle serie passate che a quelle di più recente produzione, e la storia rifletterà il mondo attuale, con le sue peculiarità e le sue criticità, come è sempre stato per le varie incarnazioni di Star Trek.

Non resta che attendere cosa uscirà dal panel Star Trek al Comic-Con di San Diego 2025 e sperare che il 2026 arrivi velocemente e con esso le prime puntate di Star Trek: Starfleet Academy.

Credits: Entertainment Weekly

Fallout

Fallout

Titolo originale:
Fallout

Lingua originale: Stati Uniti d’America
Paese: USA
Anno: 2024
Ideatori: Geneva Robertson-Dworet, Graham Wagner
Produttore: Jonathan Nolan, Lisa Joy, Geneva Robertson-Dworet, Graham Wagner, Athena Wickham, Todd Howard, James Altman, Margot Lulick, James W. Skotchdopole
Casa di produzione: Kilter Films, Big Indie Pictures, Bethesda Game Studios, Amazon MGM Studios
Trasmissione ITA: Amazon

Interpreti e personaggi

Ella Purnell: Lucy MacLean
Aaron Moten: Maximus
Kyle MacLachlan: Hank MacLean
Moisés Arias: Norm MacLean
Xelia Mendes-Jones: Dane
Walton Goggins: Cooper Howard/il Ghoul

 

 

di Gabriele Manenti

Uno show post-apocalittico che narra le vicende di Lucy, Ella Purnell cresciuta nel Vault 33, uno dei tanti rifugi antiatomici costruiti dalla Vault-Tec oltre 200 anni fa al fine di preservare lo spirito di adattamento dell’America pre-Grande Guerra, che non ha mai conosciuto la vita al di fuori delle sue impressionanti mura di acciaio e cemento.

Lucy è costretta a esplorare la superficie alla ricerca del padre scomparso ed è decisamente impreparata per un’avventura nella California distrutta che la attende fuori dal caveau.
E’ il modo in cui la Purnell riesce a portare sullo schermo un personaggio ottimisticamente ingenuo che è fonte di molte battute, ma soprattutto è il punto di partenza di un arco narrativo coinvolgente: vivere in un mondo di bugie e di inganni dove la vita è a buon mercato.
Sebbene Fallout abbia dei cattivi ben disegnati che si nascondono nell’ombra, il vero antagonista è la terra desolata stessa che ti abbatte, ti mastica e chiede sempre di più.

“La guerra. La guerra non cambia mai”.
È la frase con cui ogni episodio ludico della serie di giochi di ruolo Fallout, si apre da ormai 26 anni

Ogni episodio racconta la propria storia dall’inizio alla fine – come l’incontro di Lucy con il raccoglitore di organi o l’incontro con una salamandra gigante mutante, anche se queste sono chiaramente parti minori di un insieme più grande, funzionano comunque come storie soddisfacenti a sé stanti. In altre parole, la serie è strutturata come una catena di missioni RPG, pur sempre da un video gioco è ispirata la serie, che donano di ritmo diverso rispetto a molte altre serie in streaming.

Una delle sfide più grandi che Fallout ha dovuto affrontare è stata quella di trasformare il mondo dei giochi in un universo live-action. Grazie ad Amazon e ai suoi “big money” e a talentuosi designer di produzione, Nolan, Joy e gli showrunner Geneva Robertson-Dworet e Graham Wagner hanno fatto un lavoro ammirevole. Si tratta di un’apocalisse molto reale, piena di stranezze colorate e con la colonna sonora dei migliori successi degli anni Cinquanta. Ogni spazio è pieno di personalità, in gran parte dovuta alla sorprendente attenzione ai dettagli di tutti gli oggetti, le armi e l’iconografia tipica del videogames ma soprattutto di quegli anni.
Le bottiglie di Nuka Cola riempiono gli scaffali, i personaggi si curano con gli stimpack e il Vault 33 è praticamente perfetto centimetro per centimetro, fino agli interruttori di emergenza. Non è necessario conoscere i giochi per apprezzare il lavoro svolto, ma se lo si conosce c’è molto da amare, l’armatura T-60 della Confraternita d’Acciaio per lo più reaizzata da prop maker con pochi effetti digitali è una vera chicca

Le storie di Fallout sono in grado di catturare l’umorismo, la satira e di dare il giusto peso all’argomento della serie, il tutto senza appoggiarsi a una storia preesistente. Avrebbe potuto essere una replica in live-action di personaggi e scene già viste, si pensi ad Halo di Paramount+, invece è una storia fresca ed essenziale che utilizza il mezzo televisivo per arricchire l’universo di Fallout per i fan più accaniti e per dare il benvenuto ai nuovi spettatori.

Ben costruito, i protagonisti viaggiano attraverso trame collegate tra loro che portano a un epilogo emozionante, brillante e divertente, pieno di battute cupe e di esplosioni ultraviolente, Fallout si colloca insieme a The Last of Us tra i migliori adattamenti di videogiochi mai realizzati.