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I film, tratti da romanzi o racconti,
sono più di quanti ci si
aspetti. Una recente statistica ha stabilito che almeno il 70% dei film
statunitensi, comparsi sul grande e piccolo schermo, hanno il soggetto
tratto
da un romanzo, da un racconto o da un testo teatrale. I
lungometraggi di
fantascienza non fanno certo eccezione. A volte le trasposizioni
filmiche non
riescono ad offuscare la bellezza del testo scritto; altre volte,
invece, è un
bellissimo film a far conoscere al grande pubblico un romanzo rimasto
in ombra,
magari perché non eccelso o perché mal
pubblicizzato. Ma
se sia meglio il libro o
il film, in fin dei conti è il gusto personale di ognuno di
noi a stabilirlo. Certamente
interessante e
divertente, però, è mettere a confronto le due
opere e scoprirne le differenze,
le rispettive peculiarità e magari anche qualche
curiosità. |
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Cominciamo
allora questo
piccolo giochino con un libro/film di culto,
“L’Invasione degli Ultracorpi” di
Jack Finney/Don Siegel. |
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La storia è ben nota e
riassumibile brevemente. In una piccola e tranquilla
cittadina californiana, alcune persone sembrano ammalarsi di una strana
forma
di isterismo, a causa della quale si convincono che i loro cari non
sono chi
dicono di essere. Il problema non viene preso veramente sul serio fino
a quando
lo scrittore Jack Belicec e sua moglie non rinvengono uno strano
cadavere. I
Belicec mettono al corrente
della loro scoperta solo il medico del paese, Miles Bennell, e
un’amica di lui,
Becky Driscoll. Analizzando
il corpo, i
quattro si accorgono che non si tratta realmente di un cadavere.
L’essere
trovato dai Belicec è qualcosa di più terribile.
Non è un morto, anzi, è un
essere che sta per prendere vita con le sembianze di uno di loro. Da
quel momento la situazione
precipita, tutti gli abitanti iniziano a comportarsi stranamente e
sembrano
stringersi in modo sospetto attorno ai protagonisti. Quando poi Miles
intuisce
che i disturbi nervosi dei suoi pazienti e lo strano cadavere sono
collegati,
la situazione si fa drammatica. I
ladri di corpi, nati da
grossi baccelli alieni, si sono sostituiti agli abitanti del paese e
danno la
caccia ai quattro superstiti e, poiché
“loro” ti scambiano nel sonno, ha inizio
un’insonne e frenetica fuga che porterà
all’angoscioso finale. |
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Prima di tutto, vediamo chi
sono gli autori delle due versioni della storia. Lo
scrittore del romanzo,
Jack Finney, nasce a Milwaukee il 2 Ottobre 1911, dopo gli studi si
trasferisce
a New York, dove trova lavoro nel settore pubblicitario. Inizia la sua
carriera
di scrittore con racconti polizieschi pubblicati su riveste quali
<<The
Saturday Evening Post>>, <<Mc
Call’s>> e
<<Collier’s>>, sulla quale
è stato pubblicato il romanzo in
questione. Altri
romanzi dello scrittore
sono: “Indietro nel tempo” e “La monetina
di Woodrow Wilson”. Grazie alla trasposizione cinematografica de “L’invasione degli ultracorpi”, può dedicarsi solo alla scrittura e trasferirsi in California con la famiglia fino al 1995, anno della sua morte. Don Siegel (26 Ottobre 1912
–
20 Aprile 1991), invece, nacque a Chicago, studiò in
Inghilterra, ed iniziò la
sua carriera nel mondo del cinema come montatore per registi come Raul
Walsh e
Michael Curtis. Un esempio su tutti: è di Siegel il
montaggio di “Casablanca”. La
sua bravura è tale, che
dovrà lottare parecchio contro il potere dei produttori per
arrivare anche
dietro la macchina da presa (ma senza abbandonare il montaggio dei
propri
film), dove girerà film d’Azione per veri duri,
con veri duri (“Gli avvoltoi
hanno fame”, “Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio
è tuo!”, “Il Pistolero”,
“Fuga da Alcatraz” e molti altri…) |
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| Ma veniamo alla storia, anzi, alle due storie | ||||
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Una prima differenza, che
salta subito all’occhio, riguardo le due versioni della
vicenda, è la
dimensione temporale. Il romanzo fu scritto nel 1954, ma ambientato nel
1976,
quindi in un futuro non molto lontano per l’epoca. Ma
benché sia ambientato nel
futuro, di futuristico non ha nulla. I cinema, le auto, le abitazioni,
cultura
e stile di vita, sono i medesimi degli anni cinquanta. Questa, a mio
avviso, è
una nota di demerito per l’autore, che non ha saputo cogliere
come, in un epoca
in cui lo sviluppo tecnologico iniziava a bruciare le tappe,
vent’anni senza
progresso fossero improponibili per un genere narrativo come la
fantascienza. Il
film, girato nel 1956,
invece trascura tutto questo evitando di dare alcun tipo di
informazioni, per
cui appare evidentemente ambientato nel presente di allora. Gli effetti suscitati dalle
due diverse scelte narrative risultano, così, completamente
diversi. Il
libro intima un “attenti a
cosa potrebbe accadere se…”, mentre il film si
lancia subito nella paranoia con
un “attenti a cosa sta accadendo, loro sono già
tra noi”. |
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Ma saltiamo ogni rimando alla
situazione politica mondiale di allora e concentriamoci sulle opere. A differenza del film, il
libro è come gli Ultracorpi: privo di emozioni, e per questo
ne suscita ben
poche o nessuna. Lo
stile di Finney è scialbo,
le descrizioni sono stringate e sommarie e falliscono nel loro
tentativo di
creare l’atmosfera di paura che dovrebbe invece esserci. Decisamente
a segno vanno
invece le musiche incisive composte e dirette da Carmen Dragon,
sottolineando
brevemente solo i momenti più critici, catturando
così l’attenzione dello
spettatore; fondamentale è anche la fotografia di Ellsworth
Fredericks che, per
contrasto, riempie di luce il villaggio dandone un’immagine
di tranquillità e
apparente sicurezza. Tutto è luminoso,vasto, ogni cosa
avviene alla luce del
sole ed appare normale, ma si sa, troppa luce abbaglia. |
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Ma è soprattutto la
regia di
Siegel, che narra la vicenda in modo asciutto e conciso, a renderci
partecipi
di tutta l’impotenza e lo sgomento dei protagonisti. La narrazione di Finney si
basa su
un’alternanza di riflessioni del
protagonista e azioni, che scivolano sulle pagine una dopo
l’altra senza
raggiungere mai la giusta enfasi. L’autore vorrebbe tenere
sempre la tensione
al massimo, ma i pensieri di Bennell/Finney finiscono per creare una
piattezza
generale. I
meccanismi narrativi, poi,
sembrano a volte campati per aria, i personaggi non indagano per
risolvere il
mistero, proseguono basandosi su miracolose intuizioni di cui il
lettore non
riesce a capacitarsi. |
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Questo è un altro
aspetto che
il film evita. Le verità che i
protagonisti
non arrivano a comprendere, o le deducono logicamente in seguito, o
vengono
rivelate loro da qualcun altro. Un
effetto completamente
diverso ha anche la prima persona. Nel
film, Miles si limita ad
illustrarci i fatti e la situazione, parla poco di sé e
degli altri, forse
perché la sceneggiatura non gliene fornisce
il tempo. Nel
romanzo di tempo, invece,
il protagonista se ne prende anche troppo, dilungandosi su dettagli e
riflessioni a volte inutili e per nulla inerenti alla situazione. Gli
altri personaggi, nel
libro, non sono approfonditi, anzi sono addirittura monodimensionali.
Veniamo a
conoscenza di alcune loro caratteristiche sempre attraverso gli occhi
di Miles,
che, ahimè, credo penalizzino l’intera vicenda. Miles
ci rende nota la sua
stima per l’amico scrittore Jack e ne commenta le azioni da
vero uomo, oppure
parla della grande abilità di psicologo del Dottor Kaufman.
Il dramma avviene
quando Miles rivolge la propria attenzione alle protagonisti femminili,
limitandosi a descriverne l’aspetto più o meno
prosperoso e l’effetto che
questo ha su di lui. Finney
fa il terribile
sbaglio di ridurre Becky e Theodora Belicec a semplici esseri di cui
bisogna
capire la fragilità e salvarli. Le due donne sono
rappresentate come semplici
oggetti di contorno, come il patetico femminino di tanta
letteratura e cinematografia mediocre. |
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Su questo argomento, un altro
punto va a favore di Siegel, che completamente assorbito dalla vicenda
e dai
suoi risvolti apocalittici, porta tutti i personaggi alla pari. La sceneggiatura, anche
mantenendo le caratteristiche uomo/donna degli stereotipi
cinematografici degli
anni cinquanta, per quel che riguarda i film di genere, è
decisamente paritaria
nel trattare i due sessi. La trama del film e quella
del libro progrediscono in modo pressoché simile almeno fino
a metà della
vicenda, per poi prendere strade completamente differenti. Nel
libro i quattro amici
fuggono insieme da Mill Valley, tornano, si separano, si arrendono poi
si
ribellano, ma cedono e in fine si rialzano di nuovo per combattere
separatamente e strenuamente fino alla fine. Nel film invece gli
Ultracorpi creano una morsa, che si stringe implacabile, non solo
attorno alla
piccola banda, ma a tutto il pianeta. I nostri eroi non possono fare
altro che
resistere finché le forze li sostengono, ma cadendo
inevitabilmente uno dopo
l’altro. Sfortunatamente
è anche ciò
che accade a rendere una storia migliore dell’altra, non solo
come vengono
descritti i fatti. |
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Finney
infarcisce i dialoghi
di banalità scientifiche e affronta grossi temi come la
sopravvivenza della
specie, la perdita dei sentimenti, l’individualità
e lo spirito di
autoconservazione in modo così superficiale e semplicistico
da risultare
ridicolo. |
Don Siegel | |||
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Non di meno le soluzioni
narrative con cui lo scrittore toglie i nostri eroi dai guai, non so
negli anni
cinquanta, ma ai giorni nostri sono decisamente
“comiche”, la storia assume
connotati decisamente trash (finti scheletri da ambulatorio fatti
passare per
esseri umani, o i baccelli volanti…). I
baccelli narrativi, dunque,
hanno perso la loro lotta contro lo scorrere del tempo. Siegel
si difende molto
meglio stravolgendo la storia, accentuandone i caratteri cupi e
paranoici. Il
regista ripulisce la vicenda di tutto ciò che non sia pura
azione, ansia e
imminente disfatta. Niente
blaterare inutile,
solo la fuga. |
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Ovviamente anche il film,
visto oggi, soffre degli acciacchi della vecchiaia. Il bianco e nero,
l’assenza
di effetti speciali (anche se rimpiazzata da un sapiente utilizzo delle
luci) e
un nemico alieno decisamente poco accattivante, che altro non
è se non una
pianta di piselli un po’ troppo cresciuta, è una
ben misera attrattiva per un
pubblico smaliziato ed orami abituato ad effetti speciali il cui
obbiettivo non
è nemmeno più quello di essere realistici, ma
iper-realistici. |
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Vediamo ora qualche
curiosità
cominciando dal libro. C’è un momento
nella storia
in cui Miles e Becky si trovano al cinema ad assistere alla proiezione
di un
film dal titolo “Indietro nel tempo”. Miles, ma
sarebbe meglio dire Finney, a
riguardo dice trattarsi di un buon film. Finney strizza l’occhio
al
lettore e approfitta di un suo romanzo per fare pubblicità
ad una sua stessa
opera. Casualmente poi, Belicec,
scrittore di gialli che Miles (ma di nuovo direi Finney) apprezza, si
chiama
Jack… Inoltre
alcune biografie,
quindi è una notizia di cui chi vi scrive non è
certa, riportano che Jack
Finney sia morto proprio nella cittadina di Mill Valley, dove aveva
ambientato
il proprio romanzo. |
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Passiamo alla versione
cinematografica. Siegel
voleva dare al film un
finale diverso da quello che vediamo noi oggi. Il regista voleva andare
fino
infondo con lo spirito di paranoia e isterismo che aveva impresso alla
pellicola tanto che, si racconta, la scena finale doveva essere un
terrorizzato
Miles che guardando in camera urla allo spettatore: <<Tu
sei il
prossimo>>. Ma la produzione lo ritenne
un finale troppo forte. Il
film è noto anche con i
titoli di “Sleep No More” e “Walter
Wagner’s Invasion of the Body Snatchers”,
dove Walter Wagner è il produttore del film. |
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Gli
interpreti principali del
film sono: Kevin McCarthy (Dr. Miles Bennell), Dana Wynter (Becky
Driscoll),
Larry Gates (Dr. Kauffman), King Donovan (Jack Belicec), Carolyn Jones
(Theodora Belicec). Tutti
attori poco noti a
livello cinematografico internazionale, ma che hanno preso parte come
interpreti e comparse in buona parte della produzione telefilmica
americana
dagli anni sessanta ai novanta. Trattandosi
di un film la cui
etichetta (in questo caso decisamente sbagliata) recita: “di
serie B”, solo
perché di un genere allora considerato poco nobile come la
fantascienza, gli
interpreti principali non sono dei grandi nomi, ma curiosamente
è tra le
comparse che fanno capolino quelli che ora sono volti o nomi famosi. |
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A tutti quelli che hanno visto
il film (ma anche a chi lo guarderà), l’avete
notata (o fateci caso)? Nei
titoli di testa non vi è balzato all’occhio un
nome in particolare, dal sapore
conosciuto, ma non meglio identificato? Mi riferisco a Carolyn
Jones…
ancora nulla? E se mi mettessi a schioccare
ritmicamente e contemporaneamente le dita di entrambe le mani? Ebbene sì, è
proprio lei!
L’interprete della mitica Signora Addams
nell’indimenticabile serie televisiva
in bianco e nero! Scorrendo
più in fondo
nell’elenco si scorge nel cast, alla sua prima ed unica prova
di attore
cinematografico, niente meno che Sam Peckinpah, il regista ribelle e
dal
pessimo carattere che firmerà opere come “Il
mucchio selvaggio” e “Getaway!”,
ma che iniziò la sua carriera proprio nel 1956 occupandosi
della revisione
della sceneggiatura de “L’Invasione degli
Ultracorpi”. Se
vogliamo continuare col
gioco delle comparse, possiamo passare un attimo a
“L’invasione degli
ultracorpi” di Philip Kaufman (1978), che si ricollega
nostalgicamente al primo
poiché gli stessi Kevin McCarthy e Don Siegel,
interpretarono rispettivamente
un “uomo che corre” e un “autista di
taxi”. |
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Dopo
aver affrontato
quest’analisi in parallelo delle vicende dei baccelli
giganti, a mio avviso lo
scontro per la conquista del pianeta è stato decisamente
vinto dai
cinematografici Ultracorpi di Siegel. |
||||
| di Ilenia Bresciani | ||||
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Ultimo Aggiornamento:
15-09-2008
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