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| Tron Legacy |
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| Titolo originale: Tron Legacy Genere: Fantascienza Anno: 2010 Nazione: USA Produzione: LivePlanet Walt Disney Productions Regia: Joseph Kosinski Sceneggiatura: Adam Horowitz Edward Kitsis Brian Klugman Lee Sternthal Musiche: Daft Punk Cast: Jeff Bridges Kevin Flynn/Clu 2.0 Bruce Boxleitner Alan Bradley/Tron Garrett Hedlund Sam Flynn Olivia Wilde Quorra Michael Sheen Castor/Zuse Cillian Murphy Edward Dillinger, Jr. James Frain Jarvis Beau Garrett Jem Anis Cheurfa Rinzler |
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TRAMA Sono passati vent'anni dalla scomparsa del più grande programmatore di videogiochi al mondo Kevin Flynn, suo figlio Sam (Garrett Hedlund) divenuto un tecno terrorista sfugge la realtà e i suoi doveri vivendo una vita dissoluta da scavezzacollo. Un giorno un vecchio amico, Alan, gli dice di aver ricevuto una sorta di messaggio dallo scomparso padre proveniente da quella che una volta era la sua sala giochi. Quando Sam cerca di saperne di più, si ritrova per caso nel vecchio laboratorio del padre e viene catapultato o meglio “digitalizzato” nella realtà virtuale da cui il padre non ha mai fatto ritorno. |
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Riflessivo,
filosofico poco “adrenalitico”, così definirei
questa pellicola che ricalca il predecessore FANTAFILM o r m a i
“trentenne” f a c e n d o dell'immagine il suo punto di
forza, in uno sfondo dark di cieli e strade nere uno sfavillio di colori che attraversano le città virtuali si intrecciano, piegano e incontrano su una superficie che non rispetta la fisica del mondo reale ma, nella sua trasparenza si proietta in un labirinto di Escher che confonde, circonda e sbalordisce i personaggi del film insieme allo spettatore. La fotografia appare come una sorta di mondo al negativo, cieli plumbei, superfici scure e fredde come lavagne su cui griglie di colori al neon prendono forma e proiettano edifici, navi e strade, gli stessi personaggi sono comunque avvolti da una sorta di aura scura, che si traduce in pessimismo rassegnazione per il vecchio eroe “guru” rassegnato alla propria prigione digitale, sgomento e incertezza per il nuovo giovane eroe, e risolutezza e abnegazione per il cattivo alter ego; degna di nota la stessa colonna sonora dei Daft Punk che con un godibile gusto retro contribuisce al senso maestoso e claustrofobico delle scene. |
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| Fondamentalmente il film prima
dell'entrata nel mondo virtuale è molto lento e povero di
contenuti; una volta entrati nel mondo digitale la fotografia va a
colmare tutti i difetti della pellicola, tra cui i personaggi poveri di
spessore, escludendo Jeff Bridges che riesce a dare un tono ad un eroe
ormai sbiadito e ad una Olivia Wilde che rende molto bene nelle scene più d'azione, il giovane Flint non ha mordente come se fosse lì per caso decisamente non è all'altezza dei comprimari, Michael Sheen che riesce a divertire con un personaggio degno del riddler di Jim Carrey in Batman ma purtroppo risente dei grossi “buchi” della sceneggiatura che lo utilizza poco e frettolosamente |
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| rendendolo una “lucente” comparsa. Decisamente un giocattolone un po' povero di contenuti, dove l'immagine conta più di tutto, ma che sicuramente riesce nell'intento di rinverdire una pellicola ch e trent’anni fa sulle prime passò sotto tono (pur avendo dalla sua una notevolissima forza visiva decisamente all'avanguardia per i tempi) per divenire successivamente un cult. |
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| di Gabriele Manenti |
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Ultimo Aggiornamento: 24-04-2010
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