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| Cieli di Terra |
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Pavia 3118. Seduta in un bar, le cui ampie vetrata porpora cupo, decorate con antichi motivi tribali si affacciavano su Piazza Nuova Vittoria, Eso guardava il ragazzo albino di fronte a lei bere lentamente un integratore vitaminico alla frutta, studenti squattrinati come loro non si potevano certo permettere un vero succo di frutta. - Quale sarebbe l’importantissima ed urgentissima questione di cui mi devi parlare? - la interrogò Andrea aspettandosi il peggio, mentre appoggiava il bicchiere sul tavolo di grigio metallo. La ragazza lasciò in sospeso l’amico ancora per un poco, scambiando il proprio bicchiere con quello di lui ed assaggiandone il contenuto. - Ho sentito che Giorgio adesso lavora per la società di aerazione comunale… - iniziò Eso sporgendosi in avanti sul tavolo cercando invano di nascondere la propria eccitazione. - Sì esatto, come centinaia di altre persone in questa ed in altre città e allora? - Andrea tamburellava le dita sul tavolo scuotendo la testa e sospirando rassegnato, temeva di sapere dove Eso volesse andare a parare. Improvvisamente il viso della ragazza fu invaso dall’enorme sorriso che non era più in grado di trattenere, Andrea si sbatté una mano sulla fronte e la lasciò scivolare sul viso. - Allora stai proprio pensando ancora a quello! I rossi occhi da coniglio della ragazza scintillarono, non poteva più frenare il suo entusiasmo. - Dai Andrea è la volta buona, me lo sento! Il ragazzo scuotendo la testa scandalizzato sprofondò nella poltrona di morbida e liscia plastica scura, giocando con il bicchiere quasi vuoto nel vano tentativo di ignorare l’amica. Andrea guardò il soffitto cercandovi il perché dell’ossessione di Eso. - Dovresti smetterla con questa fissa. E’ una pazzia, è immorale, ma soprattutto è terribilmente illegale! Eso non mollò la presa, nulla avrebbe potuto distoglierla dal suo obbiettivo; la ragazza si stese sul tavolo con le mani giunte. - Aiutami, sei l’unico che può farlo - Il suo tono era la farsa di una supplica. - No, è pericoloso! - Il ragazzo si alzò e terminata la sua bevanda lasciò il locale dalla soffusa atmosfera rossastra strisciando una tessera magnetica nella fessura accanto alla porta per aprirla e pagare il conto. Pochi istanti dopo Andrea avvertì Eso camminargli alle spalle in sincrono e a breve distanza. - Perché no, in fondo che cosa ti costa? - La ragazza era indispettita e fissava imbronciata le scarpe |
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sintetiche color terra bruciata del ragazzo per non perdere il ritmo. Infastidito Andrea allungò d'improvviso il passo,
Il camaleontico volto di Eso da furente divenne supplicante, Andrea storse le labbra. Era scorretto da parte della ragazza far leva su quello che sapeva benissimo essere il punto debole di lui. Andrea non era abbastanza forte per dire di no a qualcuno. - Accontentami ti prego, ti prometto che è l’ultima volte che te ne parlo. - Il ragazzo rimase in silenzio guardando distrattamente due ragazze passeggiare lungo la piazza. Erano due perfetti esempi di figlie della terra: niente tintura per capelli a coprire il naturale bianco opaco, niente stimolanti di melanina per rendere rosee le pelli diafane, niente lenti a contatto colorate per alterare il rosso dell’iride. La loro perfezione però era fredda e priva di interesse, certo una ragazza bassa attirava sempre l’attenzione maschile e l’invidia femminile, non tutte potevano vantarsi di esser basse un metro e trenta, ma le semplici brave ragazze dopo poco annoiano. Con Eso non ci si annoiava mai. Andrea riprese a camminare ficcandosi le mani nelle tasche e seguendo con lo sguardo i due grossi filamenti fluorescenti sullo scuro soffitto che fungevano da illuminazione pubblica. - Sentiamo il tuo piano - alla fine il ragazzo si era rassegnato. Eso si bloccò pervasa da gioia e soddisfazione, era sicura che avrebbe sempre potuto contare su Andrea. Eso si mise a camminare all’indietro davanti all’amico, aveva l’espressione di chi era in procinto di declamare la più straordinaria delle idee. - Andrea devi convincere tuo fratello a farmi risalire in superficie attraverso i condotti di aerazione. Andrea sgranò gli occhi deluso: - Tutto qui? - La semplicità garantisce l’efficacia! E se lo dice il proverbio, allora è vero! - Il giovane si fermò guardando pensieroso la ragazza di cui ormai era complice. - Scalino - disse laconico il ragazzo. Eso, senza cogliere l’avvertimento, sorpresa inciampò su un basso scalino ritrovandosi seduta per terra dolorante, mentre Andrea la scrutava ancora più pensieroso. Eso si rialzò e, tra un sorriso ed una smorfia massaggiandosi il sedere, si allontanò rapidamente ringraziando l’amico ed esortandolo a darle buone notizie al più presto. |
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Andrea ritornò verso la piazza maturando nuovi sentimenti, era scosso dalla paura e dall’eccitazione per la pazzia che Eso stava per compiere; volse lo sguardo al soffitto decorato con materiale fluorescente di vari colori, era sempre uno spettacolo architettonico di grande impatto una cupola dal raggio di quaranta metri e alta venti, ma ora lo sguardo di Andrea andava oltre; la piazza si trovava al primo piano, sotto di lui decine di piani si snodavano nel sicuro abbraccio della terra, ma sopra la sua testa solo trecento metri lo separavano dalle sconfinate distese dell’ignoto luminoso e terrificante. Giorgio si grattò nervosamente la testa e poi si piazzò deciso le mani sui fianchi guardando irritato il fratello minore seduto sul divanoletto. Girava nervoso per il suo appartamento, formato in realtà proprio da quell’unica stanza. Appartamenti a più camere o anche semplicemente più grandi del suo erano roba da ricchi, ma un giorno ne avrebbe avuto uno con bagno e sala da pranzo, a costo di scavarselo da solo a mani nude nella roccia! - No! Io di favori non ne faccio, soprattutto a quella! Semplicemente la odio, cazzo! - Andrea aspettò a replicare, Giorgio si stava ancora agitando per la stanza e questo significava che non era tutto perduto. Le pareti della stanza erano marroni e grigie e quattro piccole lampade rosse agli angoli la illuminavano di calda penombra. Da uno scaffale, posto sopra il tavolo pieghevole e a scomparsa nell’armadio a muro, Giorgio afferrò avidamente un barattolo di metallo, mangiando manciate di palline rosse contenute in esso. Non voglio rischiare per una pezzente ritardata e allucinata che predica il ritorno dell’uomo in superficie… tsè la superficie… roba da fanatici religiosi. Andrea si alzò minaccioso e avvicinandosi rapidamente al fratello gli strappò dalle mani il barattolo gettandolo a terra, le lucide sferette sanguigne si sparpagliarono sulla moquette. - Lei almeno non ha bisogno di sgranocchiare allucinogeni per avere delle visioni. Quanto vuoi per aiutarci? - ringhiò disgustato Andrea. Quando il videofono si mise a trillare Eso scattò subito a sedere pronta a rispondere, aveva passato tutto il giorno stesa sul letto a fantasticare fissando il soffitto del suo appartamento. Lo aveva dipinto di azzurro e bianco, i testi che trattavano l’argomento, tutti consultati illegalmente, riferivano che il cielo doveva essere stato di quei colori quando l’atmosfera era ancora in buone condizioni. Eso si mise innanzi allo schermo piatto che fungeva da televisore e videofono, sull’apparecchio lampeggiava |
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il nome Andrea. - Accetta - Eso era ansiosa, aveva aspettato quella chiamata per tutto il giorno. Sullo schermo comparve la sagoma diafana e la ribelle chioma bianca del suo coetaneo comodamente seduto su una morbida poltrona scura con le gambe distese e le braccia incrociate dietro la testa. - Ciao Eso… - La sua espressione soddisfatta e il sorriso malizioso misero la ragazza in trepidazione. - Allora? Un grande sorriso invase il volto del giovane mostrandone i sottili denti acuminati. - Cancella tutti gli impegni, questa sera scatta la partenza! - Evviva! - gridò Eso saltando dalla gioia e sfiorando di poco il basso soffitto con la punta delle dita. - Non credo che i tuoi risparmi saranno felici quanto te. - - Venale come al solito il caro fratellone eh? - Già… - ammise imbarazzato il giovane. Eso, sapendo quanto doveva essere stata dura per lui avere a che fare con quell’approfittatore senza scrupoli di Giorgio, smise di ballare e gli sorrise colma di gratitudine. - Non importa, dei soldi se ne può fare a meno se possono comprare un sogno. - - Bene, allora troviamoci tra tre ore alla stazione di controllo del condotto di ventilazione nove rosso, a presto. - Lo schermo ridivenne scuro ed Eso euforica corse a prepararsi per il grande avvenimento. Non era certo la prima a tentare l’impresa, ma non aveva mai conosciuto o saputo di qualcuno che ci fosse riuscito e l’avesse fatta franca; la maggior parte venivano arrestati alla partenza o al ritorno e incarcerati in altre città ed esiliati a vita dalla propria. Eso aspettava quel momento da più di dieci anni, aveva già infranto parecchie leggi e parecchie volte pur di ottenere il maggior numero di informazioni sullo stato della superficie terrestre, sia quello attuale che quello passato. Le forze dell’ordine su questo argomento non transigevano, se avessero saputo qualcosa su di lei, sicuramente l’avrebbero già arrestata da tempo. Mentre preparava un piccolo zaino con lo stretto indispensabile, improvvisamente si fermò a pensare che l’esilio fosse un prezzo troppo grande da pagare solo per scoprire la verità che si celava sulla superficie. Subito la ragazza scosse la testa cacciando via tutti i dubbi e le esitazioni, ormai era ad un passo dalla vittoria e dopo tutto il tempo, la fatica e la passione che aveva investito in quel sogno, non si sarebbe certo tirata indietro adesso. Non c’era nessuno per le gallerie, quando Eso uscì per raggiungere il luogo dell’appuntamento. Raggiunto l’ascensore, al momento di digitare il tasto del piano prescelto, si accorse di avere le mani fredde. |
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Fece un lungo e profondo respiro per calmarsi, trattenne il fiato, il suo indice esitò davanti alla tastiera. Aveva quarantatre piani tra cui scegliere, ma a lei ne bastava uno, il primo e più vicino alla sua meta. Premette il tasto numerato ed espirò. Le porte dell’ascensore si chiusero ed iniziò l’ascesa. Giorgio ed Andrea erano già sul posto quando la ragazza arrivò. Andrea era seduto a terra con le gambe incrociate e guardava Giorgio camminare nervosamente avanti e indietro. - Sono pronta, fammi salire!- disse Eso appena si fu avvicinata a loro. Il dipendente comunale squadrò irritato la giovane che frizzava nei suoi abiti gialli e verdi. - Calma Arlecchino, non dimentichi qualcosa? - Eso si mise subito a cercare qualcosa nelle tasche dei pantaloni, Giorgio si stava già spazientendo, quando finalmente Eso gli porse una tessera magnetica. - Ci sono su tutti i crediti che hai chiesto - garantì la ragazza, mentre Giorgio afferrava il piccolo rettangolo di plastica infilandoselo rapidamente in tasca. Senza aggiungere altro Giorgio condusse i due delinquenti nella stazione assicurandosi che nessuno li avesse visti. Le stazioni di controllo erano stanze ovali costruite attorno al grosso tubo metallico nel quale scorreva l’aria, risucchiata verso il basso da ventole poste ad intervalli regolari lungo tutta la lunghezza di quelle che potevano definirsi vere e proprie vene della terra. Lungo le pareti svariati computer mostravano i dati che i rilevatori, posti nei condotti all’altezza di ogni stazione, fornivano continuamente sulle condizioni dell’aria. Velocità, pressione, temperatura, composizione chimica, nulla doveva essere trascurato; dalla qualità dell’aria che prelevavano dalla superficie dipendeva l’ottanta percento dell’economia della loro città. Sopra la zona in cui si trovava Pavia c’erano sacche di aria respirabile e l’immagazzinamento di un bene così vitale forniva lavoro e ricchezze a pressoché tutti i pavesi, da chi aspirava a chi vendeva l’aria ad altri comuni, e, se qualche incidente avesse messo fine all’aspirazione e allo stoccaggio dell’aria sana, tutta la città sarebbe andata in rovina. Per far si che nulla potesse guastare in qualche modo l’aria erano state istituite delle Pattuglie di Superficie, gli agenti di queste squadre impedivano a chiunque di mettere piede sopra la terra o che qualcuno troppo curioso spedisse su di essa qualche sonda non autorizzata o in grado di trasportare agenti contaminanti. Purtroppo, in periodi non troppo pacifici, atti di sabotaggio volti ad inquinare l’aria erano in grado di mettere |
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in ginocchio intere città e, poiché la morte di qualcuno faceva la fortuna di altri, la concorrenza tra i mercanti di aria era spietata ed in assoluto la più scorretta e violenta. Essere pronti a difendersi, anche con la forza, era il primo dovere di una città. Dopo aver controllato sugli schermi che tutto all’interno del condotto monitorato fosse in ordine Giorgio aprì uno sportello lungo il grosso tubo, largo abbastanza perché una persona vi potesse entrare. Alcune riparazioni era necessario farle ancora a mano. - Questa vena è da riparare e non lo faranno che tra tre giorni, - spiegò Giorgio nervosamente - le ventole non sono in funzione quindi puoi muoverti tranquillamente; ogni ventola è grande abbastanza perché si riesca a passare tra una pala e l’altra.- Giorgio stava spiegando ad Eso un mucchio di banalità, tutti sapevano come funzionavano i tubi per l’aerazione, ma la ragazza lo lasciò parlare senza interrompere, sapeva che Giorgio lo faceva più per calmare sé stesso che la giovane. Eso si sentiva il cuore pulsare impazzito dall’eccitazione, l’adrenalina iniziava a salire, le parole del dipendente comunale erano un brusio lontano, la sua mente era concentrata sull’apertura scura entro cui si sarebbe presto avventurata. - …Hai capito? - Giorgio non ottenne risposta, Eso era intenta a prepararsi. La giovane si infilò una torcia a fluorescenza sulla fronte ed indossò un paio di guanti antiscivolo come le scarpe, mentre inspirava ed espirava rumorosamente con regolarità forzata. - Sì, abbiamo capito perfettamente! - rispose Andrea deciso togliendosi lentamente torcia e guanti dalle tasche ed iniziando ad indossarli. Giorgio ed Eso lo guardarono sbalorditi. - Tu non puoi… è pericoloso… - iniziò a protestare Eso. - Ma sei impazzito stupido idiota? - proruppe ferocemente Giorgio - non ti permetto di fare una cazzata del genere. Vuoi rovinarti la vita? - Calmo ed impassibile Andrea prese la mano di Giorgio e gli depositò sul palmo una tessera magnetica di credito. - C’è su quanto hai chiesto a lei, è il prezzo per corromperti, giusto? Quindi non fiatare e lasciaci partire. Comincio ad essere impaziente. - Giorgio non replicò, se il fratello voleva comportarsi da perfetto imbecille non erano affari suoi. Eso guardò l’amico preoccupata, ma quando lui le sorrise tranquillo, ma emozionato lei si sentì invadere da un senso di gioia ed esaltazione nuova. Condividere esperienze importanti come quella insieme ad una persona cara rendevano tutto ancora più vivo e magico. Ora Giorgio era deciso a farli partire in fretta, non li sopportava più. |
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L’operaio porse ad Eso un paio di occhiali dalle lenti scure. - Li ho già programmati, ti guideranno attraverso i condotti, devi solo seguire la linea rossa che viene proiettata davanti ai tuoi occhi quando li indossi. - Eso annuì indossandoli. Giorgio fece gesto ai due di introdursi nell’apertura del canale. Eso vi si infilò immediatamente, seguita da un altrettanto impaziente Andrea che si rivolse al fratello prima che li chiudesse dentro: - Saremo di ritorno entro poche ore, busseremo dall’interno come stabilito per farci aprire; non preoccuparti. - Anche Andrea sparì. - …oh io non mi preoccupo affatto - disse ironico Giorgio mentre si avvicinava al videofono di servizio. - Centrale 24 delle Pattuglie di Superficie. Chiama. Un attimo dopo sullo schermo comparve un giovane in uniforme marrone, era un soldato semplice posto a far da centralinista. - Pattuglia di Superficie 24, mi dica. - L’albino rasato era freddo e professionale. - Sono l’addetto del condotto di ventilazione nove, l’ispettore capo aspettava la mia chiamata. - - Sì, gliela passo subito. - L’immagine del soldato scomparve dallo schermo ed un secondo dopo vi apparve l’immagine dell’ispettore capo. La donna indossava una tuta nera ed un busto corazzato dello stesso colore; il viodeofono la inquadrava dall’alto e Giorgio poté constatare che alla sua cintura erano già appesi pistola e manganello. Alle spalle dell’ufficiale quattro soldati erano sull’attenti armati come la donna. - Sono partiti ora e seguiranno il percorso che avete scelto. - La donna non tradì nessuna emozione, dare la caccia a chi cercava di scappare in superficie era il suo mestiere, ma Giorgio iniziava a sentirsi a disagio, le forze dell’ordine non gli erano mai piaciute, ma se trattare con loro poteva fruttargli qualcosa, per una volta poteva fare un’eccezione. Ciò che l’uomo sapeva era che Eso ed Andrea sarebbero stati arrestati, ma in che modo ciò avvenisse e quello che accadeva in seguito a nessuno dei civili era dato saperlo. A Giorgio poi, non importava. - Perfetto, ora penseremo noi a tutto. Le accuse di spaccio di droga a suo carico verranno ritirate e la somma pattuita sarà accreditata sul suo conto bancario domani stesso. Grazie per la sua collaborazione. - Lo schermo tornò nero, Giorgio spense la luce e lasciò la stazione. - Tre camere più stanza da bagno. Per ogni sogno infranto un altro si avvera. - Eso e Andrea scalavano con enfasi, ma in silenzio, i pioli del condotto, parlare non era necessario. |
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La paura, la curiosità e l’emozione di infrangere non solo la legge, ma anche ogni morale erano chiaramente respirabili intorno a loro. I due erano solo delle tenui macchie di luce giallastra nel profondo buio della terra. Nonostante le ventole non fossero in funzione, nei condotti c’erano comunque correnti d’aria fresca. Respirare quell’aria rendeva Eso euforica agitandola allo stesso tempo, la miscela di gas che le scorreva accanto era decisamente più pura della robaccia che respiravano nei piani bassi. Ogni cinquanta metri una targa luminosa segnava la profondità che diminuiva. Le tubature curvavano in ogni direzione e variavano spesso la loro pendenza, in alcuni punti erano poste quasi in orizzontale e i due ragazzi ne approfittavano per riposare. In quei momenti Eso si fermava ansimante lasciandosi investire dalla corrente d’aria, Andrea aveva l’impressione che la ragazza fosse finalmente tranquilla. Eso non era ancora sulla superficie, ma il fatto che fosse in viaggio verso di essa e che stesse già vivendo l’avventura che aveva sempre sognato, la stava già ripagando di tutte le fatiche. Andrea dal canto suo ancora non capiva il perché di quel colpo di testa, forse non sapendo ancora cosa realmente desiderasse dalla vita si era lasciato affascinare dalla passione di Eso e dal suo sogno di riportare l’uomo sulla superficie. Non avendo un sogno proprio Andrea aveva deciso di condividere quello di un altro; sentiva che in un modo o nell’altro ne avrebbe tratto comunque soddisfazione. Quando finalmente Eso afferrò la grata di chiusura del condotto sentì la fatica della salita svanire. Spinse la grata verso l’alto. - Ci siamo. - la sua voce era rotta dall’emozione. Oltrepassata la grata i due ragazzi si ritrovarono sotto una cappa semisferica a circa due metri dalla fine del condotto, il quale sporgeva dal terreno per almeno altri due metri. Attorno al bordo del condotto c’era una passerella metallica dalla quale i due amici furono costretti a gettarsi per mettere finalmente piede sulla tanto agognata superficie terrestre. Rialzatasi dalla caduta Eso si sentì invadere da un turbinio di estasi e di sgomento. - Stai piangendo - disse Andrea, anch’egli scioccato. - E’ bellissimo - balbettò Eso - l’aria si muove da sola e il soffitto, non c’è soffitto. Quelle sono le stelle, Andrea, esistono davvero! E l’erba e gli alberi che crescono da soli! E’ qui che dovremmo stare. Questo è il nostro posto. - Eso guardava il prato davanti a sé senza quasi riuscire a credere davvero nella sua esistenza. Andrea si inginocchiò per toccare l’umido verde e gli parve di non aver mai toccato nulla di più vivo. In preda ad un raptus di euforia Eso corse verso il fiume che lento scorreva gorgogliando ad un centinaio di metri da loro. |
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Giunta sulla riva, Eso tremante immerse lentamente una mano nell’acqua, ritraendola di scatto turbata. Allontanandosi di qualche metro dalla riva, impressionata dallo spettacolo imponente delle acque calme e possenti in viaggio verso chissà dove, Eso si guardò intorno. - Questo deve essere il Ticino, è magnifico, un vero fiume! E’ quella è Pavia, quella vera, l’originale. - - O almeno quel che ne resta - aggiunse Andrea raggiuntala. - Là - riprese Eso - le persone ci abitavano veramente; la superficie non è spaventosa e senza vita come ci insegnano sin da bambini, è meravigliosa! Andrea volse lo sguardo al cielo, sentendosi schiacciato dall’immensità senza soffitto. - Ma non mi avevi detto che il cielo era azzurro? A me sembra quasi nero e in quella direzione è blu e rosa…oddio Eso! L’imprecazione spaventata di Andrea riporto l’attenzione della ragazza su di lui. - Che c’è? - Sta cambiando colore! - Cosa? - Il cielo! Eso rifletté un istante angosciata, aveva letto qualcosa a riguardo. - Eureka! E’ l’alba! - E’ cosa? - Sta sorgendo il Sole, ti rendi conto? Le due candide figure rimasero in religioso silenzio ad osservare la luce che aumentava e il cielo che si tingeva di colori di cui non avrebbero mai sospettato neppure l’esistenza. I loro occhi rossi lacrimavano e bruciavano per la luce sempre più intensa, ma non riuscivano a distogliere lo sguardo, come se si volessero riempire in una sola volta della bellezza del mondo. - In millecinquecento anni di assenza dell’uomo la superficie è ritornata a vivere; come abbiamo potuto devastarla? - Si chiese Andrea, mentre Eso immobilizzata non rispondeva più. - Eso ascolta: penso sia giusto che l’uomo viva segregato nel sottosuolo se è stato capace di rovinare tale paradiso. Dobbiamo essere dei mostri, degli errori di natura se non siamo stati capaci di convivere con lei come tutte le altre specie. - - Ti sbagli - protestò Eso, mentre la sfera infuocata di arancione iniziava ad allungare i suoi raggi sulla terra e scintillando sulle acque - possiamo imparare a viverci. Se ci siamo adattati al sottosuolo, possiamo anche scendere a patti con la natura. E poi chi danneggerebbe la propria madre rischiando così la sua stessa vita? |
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- Eppure noi l’abbiamo fatto - disse Andrea - torniamo a casa Eso, i mostri non stanno in paradiso. - Andrea le prese dolcemente la mano irrigidita e nervosa, combattuta tra il buon senso e il desiderio egoistico di tenersi la sua conquista. Il giovane sapeva perfettamente quale sacrificio le stava chiedendo, Eso aveva raggiunto l’eden spiritualmente e fisicamente e lui voleva che lei ci rinunciasse dopo soli cinque minuti. Il ragazzo strinse caldamente la presa e quando sentì i nervi di lei sciogliersi si incamminò verso il condotto trascinandola dolcemente. Dopo un decina di passi Andrea sentì concretizzarsi le forti emozioni provate; si sentì salire la nausea e la testa gli girava, mentre iniziava a vedere bianco. Privato del senso dell’equilibrio il ragazzo cadde a terra dando di stomaco per le vertigini. Allarmata Eso si chinò accanto a lui cercando di controllare il panico primordiale. - Andrea! Andrea cos’hai? Eso cercò di aiutare l’amico a mettersi in piedi per riportarlo al sicuro. - Hai ragione dobbiamo tornare a casa, se la natura stessa ci rifiuta, è perché nessun uomo deve mettervi piede… Andrea rispondi? Il giovane crollò a terra privo di sensi, Eso in lacrime tentò di trascinarlo verso l’ingresso alle viscere della terra. Uno stormo di uccelli si alzò fragorosamente in volo stridendo e gracchiando dagli alberi che cingevano il prato, Eso non aveva mai visto nulla di più terrificante. Animali volanti erano esseri al di là dell’umana comprensione, ma la presenza di altri uomini, quella riusciva a comprenderla. Dalla foresta un gruppo di cinque figure nero vestite corsero feroci e decise verso i ragazzi. Eso disperata, in lacrime e con la bava alla bocca per la rabbia e lo sforzò tentò invano di sollevare Andrea svenuto. Forse era un bene che il giovane non potesse assistere alla scena, non era difficile immaginare per quale motivo una pattuglia di superficie fosse lì e tanto meno chi li avesse venduti. Eso aveva messo in conto di poter finire in carcere sin dall’inizio, ma le dispiaceva terribilmente per Andrea. Non era giusto, loro non avevano fatto nulla di male, anzi avevano anche capito per quale motivo fosse necessario stare lontani dalla superficie. Ora sarebbero state addirittura delle persone migliori e avrebbero potuto scoraggiare altri a seguire il loro esempio per il bene dell’uomo e della natura. Quando Eso fu circondata dal piccolo plotone e si vide puntare le armi addosso senza che nessuno le rivolgesse la parola, capì finalmente una delle verità che andava cercando. L’uomo stava già difendendo quel che una volta aveva distrutto. La Natura non deve essere contaminata - disse una voce distorta da un respiratore. Eso con gli occhi roventi per la troppa luce, in ginocchio e sottomessa dal peso della sua terribile colpa, strinse il fedele amico tra le braccia e lasciò che i cecchini li riportassero sotto terra. Disturbati da due improvvise deflagrazioni uno stormo di uccelli prese il volo verso la solita, fresca, tranquilla ed immacolata alba.
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| di Ilenia Bresciani | ||||
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Ultimo Aggiornamento:
11-04-2009
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