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Blue
Submarine N. 6 -Aono
Roku Go
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Produzione:©1998Satoru Ozawa Bandai Visual Toshiba EMI GONZO Edizione italiana: ©2000/4 Dynit Genere: Fantascienza |
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“Aono Rokugo”, questo il titolo originale della serie, ha monopolizzato l’attenzione del mercato dell’animazione giapponese tra il 1998 e il1999, grazie alla sua realizzazione tecnica altamente sperimentale. A differenza della maggior parte delle produzioni animate nipponiche, questa opera,presenta un estremo utilizzo della computer grafica per la rappresentazione di sfondi e di elementi meccanici, relegando l’animazione classica ai soli personaggi. Lo Studio Gonzo è attualmente uno degli studi d’animazione più apprezzati e prolifici del Giappone. Dietro la sua griffe si celano molti dei maggiori successi televisivi degli ultimi anni quali “Vandread”, “Hellsing”, “Full Metal Panic!” o “Last Exile”, ma la lista potrebbe essere ben più lunga. Un palmares già notevole, soprattutto in considerazione del fatto che è solo dal 1992 che la società ha acquisito una propria fisionomia stilistica. Il grande pubblico italiano ha però conosciuto questo team solo a partire dall’ottobre del 2001, quando “Blue Submarine No. 6”, qui preso in esame, venne trasmesso sulle frequenze di Mtv, contribuendo a rafforzare quel sodalizio tra l’animazione nipponica e la televisione musicale per teenagers che dura a tutt’oggi. |
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Le animazioni sono realizzate a dovere, la sceneggiatura è ben strutturata, con una trama abbastanza buona e dei personaggi ben pensati e psicologicamente costruiti. Lo spunto per l’opera è dato da un manga degli anni ’60, di Satoru Ozawa, che tuttavia presenta una trama abbastanza diversa , ma tale da gettarne le basi, invece di rifarsi ad uno stile e un mecha di stampo retrò fu scelta la strada opposta ,ovvero un massiccio uso di computer grafica. In realtà Blue Submarine N. 6 è interamente realizzato al computer, dai disegni, alla colorazione e ovviamente alle frequenti sequenze in 3D, più una miriade di effetti dai flutti del mare agli alberi che si piegano al vento, le sequenze sottomarine le trasparenze e l’insieme di queste cose nonostante gli anni, che in questa tecnologia sono molto significativi, il risultato è tutt’ora di tutto rispetto. Indubbiamente il 2D non si amalgama perfettamente con il 3D, ma complice un buon uso delle telecamere e un’astuta regia, si ottiene un risultato eccelso. |
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"Blue Submarine No. 6” appartiene al ricchissimo filone del post-olocausto tanto caro ai giapponesi, l’umanità è stata sì decimata da spaventosi eventi cataclismi di portata mondiale, un innalzamento del livello degli oceani ha unificato la Terra in un'unica, infinita distesa d’acqua. |
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Pur cambiando i presupposti la serie non muta le finalità narrative di fondo di questo filone della fantascienza, ossia mettere l’uomo a confronto con gli stravolgimenti del suo habitat naturale, costringendolo a riscrivere abitudini di vita ed a rapportarsi alla natura con spirito diverso, non più da conquistatore ma da naufrago in balia degli eventi, (scenario che ha la sua maggior espressione in “Conan il ragazzo del futuro”) in una situazione che non può assoggettare al suo volere ciò nonostante si ha ancora una visione positiva ed ottimistica del day-after, laddove, seppur in condizioni ambientali svantaggiate, l’uomo è ancora forte della sua tecnologia che non è andata perduta e che lo può aiutare a ribaltare le sorti del destino. |
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L’opera vive anche di bei momenti di riflessione ecologista sui temi della tolleranza e del diritto alla vita di ogni creatura. |
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| di Gabriele Manenti |
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Ultimo Aggiornamento: 11-04-2009
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